Una cena vege-riflessiva

L’altra sera sono stata invitata a cena da amici di famiglia, persone che mi conoscono da parecchi anni, praticamente da sempre, da quando amavo scorrazzare per le vie del paese con i miei amichetti, i capelli raccolti in un codino e le ginocchia perennemente sbucciate. Il paese è piccolo e ci si conosceva tutti ed io ero per tutti la figlia del postino!

Ora sono grande, la vita e i viaggi mi hanno segnato, non solo in viso. Ognuno di noi ha seguito il proprio percorso di vita, i luoghi e la gente incontrati lungo il cammino hanno formato le persone che siamo oggi e che saremo domani. Ognuno di noi è il frutto delle proprie esperienze, della sua elaborazione e lo stato di coscienza che ne consegue.
Molto spesso, altre persone non condividono la tua mentalità ma non importa realmente, l’importante, credo, sia rispettare il prossimo, perchè non tutti hanno avuto le stesse opportunità di vita.
Non è lo stesso vivere 40 anni nello stesso paese di 300 abitanti o aver vissuto in vari luoghi del mondo. Poi non è detto, uno può avere più esperienza semplicemente leggendo tanti libri.
Inoltre c’è da aggiungere che quando si vive vicini e si ha lo stesso stile di vita, si finisce spesso per avere ideali di vita simili, quando invece gli stili di vita sono completamente diversi, ci si può scostare di parecchio.
E poi, ammettiamolo: pensare come gli altri è molto più facile, non ti crea problemi all’interno di una comunità. Per questo motivo a volte la gente, per comodità, per paura di essere giudicato, per non essere diverso, segue la massa o ciò che il sistema gli impone.
Io non giudico nessuno, non pretendo neanche di avere ragione. Agisco secondo i miei ideali, dò l’esempio e una occasione di riflessione a chi mi sta vicino. E lo stesso vale per me, se qualcuno ha un’opinione differente dalla mia o dallo “standard”, se stimo questa persona, ci rifletto, metabolizzo e chissà cambio idea… o anche no.

Insomma, tornando al racconto, quando una volta all’anno torno al paesello si usa riunirsi per raccontarsi la vita, 4 risate e una bella mangiata.
Così durante la mia vacanza in Italia, questi amici chiamano mio padre annunciando l’invito a cena per la sera stessa. Così si fa, senza troppi programmi!

Pasta con ragù di cervo e arrosto con patate” annuncia orgoglioso, il bravo amico cuoco.
Mio padre che ha accettato a suo malgrado il mio semi vegetarismo, ribatte con un “ehmmm, lo sai che Lucia non mangia carne!
Ah già è vero… anche lei!” ribatte l’amico, effettivamente un po’ scocciato con il menù già preparato.
Io ascolto la conversazione un po’ imbarazzata perchè non amo mettere in difficoltà le persone, soprattutto se sono invitata. Quanto sarebbe facile ignorare i miei sentimenti e evitare polemiche con famiglia e amici, no? Invece no!

Andiamo a cena e amorevolmente il cuoco ha preparato un fantastico sugo ai pomodorini freschi e di secondo piatto patate divise dalla carne. Perfetto per me, anche se mi sento un po’ male per il disturbo.
Dopo vari convenevoli, la conversazione sul tema non tarda però ad arrivare. Mi sforzo poco in spiegazioni e a ribattere alcune provocazioni, dette credo anche un po’ per scherzo e per la confidenza tra noi.
Sono convinta che questo tema (come tanti altri, tipo smettere di fumare, etc) non si possa spiegare a parole, è uno stato di coscienza ed una self-convinzione che, o si raggiunge da soli o non si raggiungerà mai. Non è un capriccio o una moda, come tanti pensano.
Sono 4 anni che non mangio carne, prima l’ho sempre mangiata e non capivo i vegetariani e men che meno i vegani (quindi oggi comprendo, chi non li capisce 😉 ).
Poi 5-6 anni fa, tra varie letture e persone conosciute in giro per il mondo che mi hanno dato l’esempio (non mi hanno convinto a parole) ho iniziato lentamente ed incoscientemente a rifletterci, fino alla completa astinenza. Da circa 4 anni non mangio carne e non ho intenzione di mangiarne. Cerco di evitare l’argomento, soprattutto se la conversazione scende ai livelli delle “povere verdure maltrattate”.

Però poi un colpo di scena, il cuoco mi racconta che un’altra mia amica d’infanzia, è divenuta anche lei vegetariana, anzi VEGANA.
In raltà non mi stupisce che questa ragazza sia diventata vegana, anche se sono molti anni che non la vedo. Ricordo che da bambina amava disegnare, cosa che le riusciva molto bene. I suoi soggetti erano sempre, tra un elfo ed una fata, animali, per lo più cavalli. Li amava. Aveva anche tantissime figure di plastica con la forma di cavalli, maiali, galline… insomma una fattoria con la quale giocavamo sempre assieme. Sinceramente mi sarei stupita se non fosse diventata vegana o perlomeno vegetariana.
Questo però non giustifica minimamente il suo comportamento, neanche dopo vari inzigamenti di cui il nostro amico cuoco è esperto.

Insomma, vi racconto cosa è successo: anche lei è stata invitata a cena in un’altra occasione. Sembra che dopo animate discussioni, la ragazza infastidita dal menù (rigorosamente di carne) e dagli inzigamenti da parte del commensale, abbia perso le staffe e arrabbiata gli abbia malamente augurato “una morte con tanta sofferenza!” :O

Ci sono rimasta malissimo, lo ammetto! Non me lo sarei mai aspettato da parte della ragazza, che sempre tanto carina era da bambina. Eravamo parecchio amiche, anche se poi ci siamo perse.
A quel punto non ho pututo far altro che dare la mia più totale solidarietà al carnivoro, un episodio che mi porta a comprendere il suo attuale comportamento nei miei confronti.

Cosa ha ottenuto questa ragazza dicendo questa frase orribile?
Secondo me solo ODIO verso tutta la categoria vegetariana/vegana.
Credo che questa intolleranza, comune nei vegani-vegetariani, nei confronti di chi mangia carne porta solo all’effetto contrario: ossia che le persone onnivore odino chi gli animali li rispetta davvero e ha deciso di non mangiarli e non farli soffrire.

Odio porta solo Odio, chissà quando lo capiremo…

Io credo che l’”esempio” sia la cosa più umile, semplice ed efficace che si possa dare. Cercare di convincere qualcuno non serve a niente, ci si deve arrivare da soli, qualsiasi cosa sia. Inutile dire ai sudamericani non buttare la lattina, la plastica o la cartaccia per terra (ci ho provato), lo faranno sempre fino a quando anche loro raggiungeranno lo stato di coscienza che abbiamo raggiunto in Europa. Anche in Italia 50 anni fa buttavamo tutto per terra, no?

Se le persone ci stimano, rifletteranno da sole sui motivi della nostra scelta. E la riflessione è il primo passo per la presa di coscienza.
Peace & Love!

*** Questo post non vuole essere una critica per nessuno, è solo una semplice riflessione.

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6 thoughts on “Una cena vege-riflessiva

  1. magari la tipa era stata esasperata per reagire in quel modo.
    Se è vero che ci sono tanti veg che sono persone che hanno un rapporto conflittuale col cibo e con la vita, gli argomenti dei non veg (come me) sono il più delle volte idioti, del tipo “faccio quel che mi pare”.

    Hai ragione sul fatto che più che sterili discussioni conta l’esempio che trasmetti, che odio porta odio, e amore, ammore.

    Subito dopo aver letto il tuo articolo, mi sono ritrovato a leggere (non a caso) questa “ode all’asado” https://www.gadventures.com/blog/ode-asado/, da cui riporto questa frase

    But during those months in Argentina and Uruguay and further travels in South America, I would occasionally look up and see a cow grazing on the side of a mountain or a plain, simply doing what cows do (chewing its cud). And I assure you that you can taste the difference, both from the quality of the meat and also the love, precision and spirit with which it was prepared.

  2. Capisco benissimo che la ragazza potesse essere esasperata ma non ha nessuna scusante per reagire con quella frase!

    Comunque, io non mangio carne ma non sono estremista. Mi sembra assolutamente giusto che tutti siano liberi, come te, di “fare quello che gli pare”. E non lo dico con ironia, pretendo solo che la gente prenda atto delle sue azioni, sia consapevole di quello che sta facendo.
    Come il tipo del post che mi hai linkato. Lui mangia carne e se la gode ma è cosciente di quello che sta facendo e arriva alle sue conclusioni

    “I take responsibility for my taste buds and try to avoid red meat when I don’t know where it’s been sourced or how it was raised.”

    E anche se chiaramente mi piacerebbe che non venisse ammazzato nessun animale per la goduria umana, se tutti almeno pensassero come lui, il modo sarebbe sicuramente un luogo migliore!

  3. Due precisate (cit. Giannini )
    1) a me l’argomento “faccio quel che mi pare “, per quanto ultimamente è giusto sia così, da fastidio perchè taglia ogni costruttiva discussione. Io non sono vege, ma i veg in genere sono persone molto più informate e che fanno una scelta consapevole, cosa che non si può dire dei non – veg, che il più delle volte mangiano carne per abitudine e si rifiutano di mettere in discussione le loro scelte
    2) Jodie Ettenberg è una tipA, lei 🙂

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