Eccomi, a distanza di una settimana e mezza dal mio arrivo a Tenerife le cose sono leggermente cambiate.
Non vivo più nella pensione ma in una casa tutta per me! Gratis! :-)

Come ho fatto? Una serie di avvenimenti mi ha portato ad essere Dog Sitter, ovvero curo un cane nel periodo in cui la padrona é in vacanza, fino ai primi di Gennaio. Non male!
Il soggetto in questione é un dolcissimo Stafford o un incrocio, non lo sò. Sò solo che é davvero bello e bravo e per dirlo io che non amo particolarmente gli animali…
Non importa se qua alle Canarie questo tipo di cani li addestrano per combattimenti, Bodo é davvero un “gentil cane”. Gli voglio già bene, é un coccolone e mi piace portarlo in giro. Poi, chissà perchè, tutti mi rispettano per strada! :)
La padrona domani se ne và e non ha ancora finito di ringraziarmi, così come Daniela che altrimenti avrebbe dovuto portarselo a casa. Insomma, una soluzione che rende felici tre persone e forse un cane!

La casa si trova un pò lontano dal centro, in La Orotava, un paesotto a circa 7 Km dal Puerto de la Cruz, dove vivono la maggior parte dei Tinerfeños!
Nessun problema per la distanza, mi sono guadagnata anche la macchina di Daniela, una Punto del ’98 piena di gibolli. Lei non la usa, in realtà non ha mai avuto un auto, ho quasi il dubbio che l’abbia comprata per me…
Lavoro, casa, auto. Strafantastico! Che vita facile ho qua a Tenerife.

Mi piace La Orotava anche se fa un pò più freschino che nel Puerto. Vicino a casa ci sono tanti Guachinches, piccoli ristorantini dove per 8 euro mangi e bevi in abbondanza (prodotti tipici: formaggio, carne, vino); spesso sono imboscati in posti impensabili e non importa se i piatti non te li portano e le forchette devi chiedergliele… il vino del contadino é spesso molto buono. Il resto é secondario. Io adoro los garbanzos (ceci). L’altra sera ci siamo strafogati in compagnia. Fantastico.

Trascorro le giornate calde e soleggiate tra la spiaggia, qualche ora di lavoro con mio fratello, mangiate in campagnia e passeggiate per il Puerto studiando il mercato degli appartamenti. L’acqua dell’oceano é ¨freschina” ma una volta entrata non uscirei mai.

Spiaggia Puerto del Cruz, Tenerife

La spiaggia di Punta Brava in Puerto de la Cruz

Se ripenso alle ultime settimane passate in Italia, ero sull’orlo del suicidio. Che dire, si sta bene! Quando qua sono le 15h30 in Europa é buio e freddo (siamo in dietro di un ora). Punto, finita la giornata! A me invece spettano ancora tre ore di sole ed una lunga serata. Un’altra vita!

Bene, é quasi Natale, si prospettano diversi giorni di Fiesta: Noche buena (notte di Natale) y noche vieja (capodanno)…. evviva, sto prendendo l’isola in contropiede!

Ok, devo portare Bodo a passeggiare, Ciao!

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Oggi, prima di fare qualsiasi cosa, mi sono fatta una chiaccherata in canario con la padrona della mia pensioncina a 11 euro a notte (mi mancava il “mi niña” e il “mi hija“) poi sono uscita di casa (fa caldo e finalmente posso rimettermi i sandali), camminato fino a Playa Jardin e scattato una foto al Teide che nella sua maestosità mi ha dato il benvenuto.

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Eccomi tornata al presente con i miei post. A distanza di un anno eccomi di nuovo in partenza, questa volta non per un lungo viaggio itinerante ma per una semiresidenza all’estero, con la scusa del “lavoro”. Ebbene sì, torno a Tenerife.
Quest’ isola spagnola in territorio africano,

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Questo avvenimento rese il distacco traumatico o forse meglio così… come quando devi togliere un dente – TRAC – un bel colpo deciso e soffri meno!
Dopo un’ esperienza simile si creò un unione particolare tra tutti noi e per molto tempo dopo mi mancarono tutti (ha un nome questo sentimento ma non mi ricordo, chi lo sà?).
Con alcuni ci tenemmo in contatto per un pò di tempo ma poi ognuno ha la sua vita e come spesso capita ci si perse (ai tempi non c’era FB). Difficilmente però dimenticherò solo uno di loro.
Furono alloggiati in un albergo di lusso dalla compagnia e partirono uno o due giorni dopo. (Adolfo, se leggi ci racconti come fu? )

Sull’aereo, Christian e Sara ci consigliarono una spiaggetta a Kho Tao. Seguimmo il loro consiglio e dopo due giorni ci raggiunsero senza avvertirci. Una delle più belle sorprese della mia vita. Poi, dopo solo 5 giorni io e Francesco tornammo tristemente nella fredda Italia al lavoro, mentre Cris e Sara si sarebbero fermati un altro mese in quella spiaggia paradisiaca… un lungo mese…. un lungo mese di depressione per me! Davvero, qualcosa dentro di me si spezzò, ebbe inizio la metamorfosi!

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Tutto era bello e costava poco. A Kathmandu vendono quasi esclusivamente articoli sportivi di montagna, un paradiso per me! Avrei comprato tutto.
Mi era già venuto in mente un’ idea di business. Comprare tanta roba e rivenderla in Italia, credo passi per la testa a chiunque in un posto simile. Infatti Sara lo faceva, la spediva in Italia. Alla fine noi comprammo un’altra borsa.
Gli unici ricordi che mi porto ancora dietro oggi, sono un anello in argento, qualche bracialetto e la giacca nepalese in lana di Yak.
Tanta roba me la rubarono in aeroporto, credo a Roma dove abbiamo fatto scalo! Perfino i balsami di tigre…
Il resto, una volta in Italia la regalai tutta.

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Eravamo stanchi ma eravamo contenti. Una doccia… un letto, non ci sembrava vero!!!
Ora in Thamel (centro turistico di Kathmandu), mi rendevo conto che quella parte della città non era il vero Nepal. Nel vero Nepal ci eravamo stati, dritti nel suo cuore. E ancora non lo sapevo ma anche il Nepal era stato nei nostri cuori, stravolgendone, per quanto mi riguarda, il flusso del sangue nelle arterie che portano il sangue al cervello.

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