Archivi categoria: Viaggio Sud America

Viaggio in Sud America. Partenza dalla colombia in dicembre 2010

Perdidos en las Amazonas

Martedì 15 marzo – Rio Napo, Perù
Vi sto scrivendo da un Peque-Peque (Peke-Peke) una tipica imbarcazione nel bel mezzo della foresta amazzonica. La sua lunghezza é di circa 8 o 9 metri e larga approsimatamente 1,5 m. Nessuno parla a bordo … il silenzio é coperto dall’inconfondibile rumore del motore da 75 cavalli, simile al trattore di mio padre. Lo stesso rumore che dà il nome alla barca (peke-peke-peke-eke-…).

Sulle sponde del Rio Napo, la foresta amazzonica si erge rigogliosa… senza pena … come se il suo futuro avesse tutto il tempo per realizzare il suo sogno, quello stesso sogno che l’uomo accecato per la sua ambizione e ignoranza, decise di cancellare per sempre!

Sono completamente affascinata dal paesaggio selvatico che si mostra davanti ai miei occhi senza segno di civilizzazione alcuna, carica l’anima di energia positiva e stimola le cellule del cervello.

La foresta amazzonica vista dal fiume

Il Rio Napo, uno dei pricipali affluenti del Rio delle Amazzoni, é piuttosto basso in questo periodo.
Questo fiume con più di un km di larghezza, all’apparenza sicuro, é in realtà pericoloso se non si conosce. Navigare a zig-zag è inevitabile per i banchi di sabbia nascosti dalla superficie dell’acqua che si spostano di giorno in giorno dalla corrente. Quindi oggi ci si potrebbe arenare qua, domani là!

Siamo partiti da circa 2 ore da Pantoja, il primo villaggio in terra peruviana.
Per due giorni le nostre vite sono nelle mani di Francisco, il baby pilota di 16 anni che, con la maturità di un adulto e il temperamento di un bambino, osserva attentamente la superficie dell’acqua per evitare lo scontro con uno dei numerosi tronchi, pericolosi per la nostra piccola imbarcazione.
Francisco é peruviano e si sta recando al suo villaggio per andare a scuola, ci ha gentilemnte offerto un passaggio con la sua imbarcazione (in cambio di dinero, of course). Un altro uomo peruano, Rener, sta dormendo al suo fianco. Al mio lato Cristina (Christie), la gringa di L.A. (Los Angeles), una signora di 46 anni, artista, surfista, contempla affascinata il panorama e a volte si esercita con la sua Ukulele, comprato alle Haway (e dove senò?). Il mio idolo, spero tra 15 anni di essere in forma come lei e con lo stesso spirito di vita.
Al mio lato Alex sta leggendo il mio libro con racconti ambientati nella selva del Rio Napo, comprato per puro caso da un ragazzo argentino, prima di sapere dove fosse.
Pepe (Asaf), un fantastico ragazzo israeliano, si piega in 4 per stare nella barca, ci allieta suonando la chitarra ma la melodia é coperta dal rumore del motore.
Non importa, il quadro della felice famigliola é perfetto.
Sulla punta Jimin, un coreano tenero e innocente che si sorprende nel vedere una pera, é letteralmente coperto da punture di zanzare e sandflies, piccoli moscerini assetati di sangue. Non si stanca nel correggere la gente che é coreano e non cinese. Per i sudamericani tutti gli asiatici sono Chinos!
Io nel centro seduta al suolo osservo, penso, scrivo …
2 galline camminano felici per la barca, inconsapevoli che saranno la nostra cena di questa sera!
Questo é l’equipaggio che dalla frontiera Pantoja (Perù) ci porterà a Santa Clotilde. Terza tappa del nostro viaggio sul fiume.

Navigando il Rio Napo in Peque peque

Ma come sono arrivata a questo punto?
Flash-Back

Nell’ultimo mio post vi avevo lasciato in Tena (Ecuador) da dove con 5 ore di Bus, io e Alex, abbiamo raggiunto Coca (porto di San Francisco de Orellana), ubicato sulle rive del Rio Napo, porta d’accesso per la vera selva, nonchè inizio del nostro Boat-trip che ci porterà fino a Iquitos in Perù.

In un paese la cui ricchezza principale é il petrolio, la città di Coca ne é la capitale, perciò sviluppatasi esponenzialmente nell’ultimo decennio.
L’oro nero, il Dio Soldo sempre causa di guerre e distruzione della foresta amazzonica e dei suoi indemici abitanti, i quali, alcuni sono stati sconfitti per la violenza, altri corrotti e ceduto alla modernità, mentre pochi ancora si battono tutt’ora per difendere il loro mondo, fino al punto di uccidere senza pietà qualsiasi forma di vita umana che entri nel loro territorio.

Trasporto petrolio sul Rio Napo

Prima di arrivare a Coca le informazioni erano pressochè nulle, l’unica fonte Internet, grazie a Blog di altri viaggiatori. Un racconto in spagnolo risalente al 2007 ci convince che possiamo farcela.
Nel porto di Coca ci informano che la barca peruviana che percorre il tratto da Pantoja a Iquitos in 5 giorni arriverà il 15 di marzo (oggi é l’11 marzo) . Invece chiamando il porto di Iquitos, ci dicono che la barca tarderà 10 giorni. Troppo tempo per aspettare. Che fare allora, a chi credere?
Decidiamo di affidarci agli avvenimenti e alla buona sorte e di partire per il Perù.

Prendiamo la “lancia” Coca- Nuova Roccafuerte (Frontiera Ecuadoriana) la domenica. La barca sembra un “Cajucco” (come una barca di clandestini albanesi) sovraccaricato di gente, tanto é vero che la polizia costiera fa un po’ di scena prima di farci partire ma poi, dopo un’ ora di attesa, come sempre fa finta di niente. Pesantissimo, 10 ore di viaggio. Un centinanio di persone e tre stranieri: Io, Alex e una gringa di L.A .

La Lancia da Coca a Nuova Roccafuerte, Ecuador

Dopo qualche ora, piano piano la barca si svuota dai militari e gli abitanti dei vari villaggi lungo il fiume. Arriviamo a Nueva Roccafuerte che é quasi notte.
Pernottiamo e la mattina seguente, timbriamo il passaporto per uscire dall’Ecuador.
Soluzionato alcuni problemi (Alex risulta australiana e non austriaca e il mio passaporto non lo accettano), Fernando ci porta con la sua lancia in Perù per 40 dollari (ne voleva 70 ma ormai siamo esperte nel contrattare il prezzo) che dividiamo con Christine, la gringa conosciuta a Coca. Anche lei sta viaggiando ad Iquitos. 🙂

Passando la frontiera, siamo in Perù!

BIENVENIDOS EN PERU’ !!!
2 ore di navigazione in Peque-Peque e arriviamo a Pantoja , un piccolo villaggetto con le case di paglia appena dopo la frontiera, in Perù. Sbarchiamo e subito scopriamo che la barca di linea non arriverà prima del 23 marzo!!! 🙁
Uff, 10 gg in un paesino nel mezzo della foresta amazzonica, con un grande motore per generare energia elettrica (dalle 8 di mattina alle 11 di sera, puntuali!!!) e con acqua solo se sei fortunato, sarebbe una esperienza interessante ma troppo lunga, visto che il tempo che mi rimane di viaggio é poco.

Per fortuna non sono la sola a pensarla così: ad accoglierci 2 ragazzi, Pepe (israeliano) e Jimin (coreano) fermi in Pantoja da una settimana, in attesa di qualcuno per condividere il prezzo di un passaggio privato. Che fortuna, domani si parte! 2 giorni di viaggio in Peque-Peque

Mercoledi 16 marzo – PUERTO ELVIRA, Perù
Ero tanto determinata ad intraprendere questo viaggio che la fortuna non poteva che essere dalla nostra parte! Infatti la decisione di partire senza un minimo di sicurezza si é rilevata un’ ottima scelta. Oltre a guadagnare tempo (2 giorni contro i 5 della barca di linea che viaggia giorno e notte) stiamo vivendo esperienze che non incontrerete sulla Lonely Planet.
Questa la mappa del nostro viaggio.

Mappa del viaggio sul fiume

Nella notte, prima che cadessero le tenebre ci siamo fermati in un “poblato nativo”, un piccolo paesino lungo il fiume, dove vive la zia di Francisco, il nostro baby pilota.
Una esperienza indescrivibile:

Il letto, le nostre amache.
La luce, le nostre torce.
Il bagno, il fiume.
La cucina, un fuoco.
La cena, le nostre galline!
Amici ed una chitarra.. Senza desiderare nient’altro al mondo!

I bambini oltre ad essere curiosissimi, sono dolci e bellissimi. Parlare la stessa lingua e poter comunicare con loro mi sembra quasi inreale, un dono.

Bambini peruviani

E’ appena iniziato il secondo giorno di viaggio, stamattina partenza alle 6. Altre due soste in altri due piccoli villaggetti per lasciare della merce hanno semplicemente amplificato le nostre emozioni.

Incuriosita , mi sono avvicinata ad una signora lungo il fiume, stava preparando “Chicha” una tipica bevanda indigena a base di Yuca fermentata (Yuca: una radice sudamericana che mangiano a posto delle patate).

Sosta lungo il fiume. Tipica casa e Chicha

La fermentazione avviene con la saliva. Io ho solo visto che la signora, prima di offrirmi una abbondante scodella di questo composto vischioso, aggiungeva acqua del fiume (che non ha lo stesso colore dell’acqua delle alpi svizzere). No, non ce l’ho fatta a provarlo. Per fortuna l’indigena non si é offesa.
Un camaleonte su un albero si é goduto la scena divertito.

Bueno, ci aspettano 10 ore di Peque-Peque. A presto.

Giovedi 17 Marzo, SANTA CLOTILDE
Eccoci arrivati a Santa Clotilde, una città paragonata ai vari villaggetti incontrati lungo il fiume ma sempre con case di paglia, acqua e corrente con il contagoccie. Mancano circa 200 km a Iquitos ma da qua partono trasporti pubblici giornalmente. Il posto ci piace molto, la gente anche. Siamo un diversivo per loro.
Gringos, gringos!!!” é l’eco che si ascolta al nostro passaggio. I bambini sono affascinati soprattutto da Jimin, il coreano. Lo chiamano Jackie Chan (amatissimo in sud America) perchè gioca con loro a “Tae Kwon Do“.
Ci siamo fermati 2 notti, oggi un ragazzo del posto ci ha portato nel mezzo della selva con la sua imbarcazione. In “agua negra” cioè in una laguna di acqua ferma, dove vivono i piranhas. Questi graziosi pesciolini in realtà non sono tanto aggressivi come si vede nei film. Attaccano solo se vedono sangue…. così dicono!
Io però, per sicurezza, la mano in acqua non ce l’ho messa! :s
Al nostro ritorno la madre del ragazzo ci ha cucinato nella sua modesta casa del pesce avvolto nelle foglie di Banano, fantastico! 😛

Venerdì 18 Marzo, Rio delle Amazzoni
Da Santa Clotilde in 4 ore di barca “Rapido Rapido” siamo arrivati al porto di Mazan, dove il Rio Napo si getta tra le braccia del mitico Rio delle Amazzoni.
Da Mazan un altra imbarcazione rapida ci trasporta a Iquitos in soli 40 min.

Non posso credere ai miei occhi, la mia immaginazione non era mai arrivata a tanto… che possa esistere un fiume tanto grande…. sembra il Lago Maggiore ma no, non é un lago, é un fiume che attraversa tutto il Brasile… e questo non é il punto più largo!

Il Rio delle Amazzoni

Iquitos, Perù
Una vera e propria città nel mezzo della selva amazzonica. Le sue vie d’accesso sono solo il fiume e il cielo. Una città con un fascino particolare. Non ci sono auto per la città… solo motor taxi e qualche bus capaci di creare uno smog da fare invidia a Milano.
Siamo tornati in città, nella civilizzazione ma nel mezzo della selva a centinaia di km dalla prossima città. Ora non siamo più speciali per la gente, qua di stranieri ce ne sono parecchi e non mancano le occasioni per ricordarci che dobbiamo stare attente. Ci vorrebbe un post intero per descrivere questa città con palazzi stile spagnolo, decorati da mosaici colorati e gli interni di tutti i bar, ristoranti, hotel, addobbati da pelli di animali di ogni tipo: Boa, orsi, tigri, teste, scheletri. Ma ciò che mi ha particolarmente colpito é il mercato. Vendono di tutto, ma proprio di tutto. Dopo 2 ore é inevitabile il mal di stomaco per la vista e gli odori.

Si trova di tutto al mercato… purtroppo!

(Clicca qua per vedere tutte le foto del mercato di Iquitos)

La città “nuova” (di cemento) é rialzata rispetto al fiume che durante le diverse stagioni dell’anno varia la sua altezza di parecchi metri. La parte povera si chiama Belen ed é formata da palafitte di legno in acqua o a secco a seconda della stagione. Una parte (chiamata Venecia) rimane in acqua tutto l’anno grazie alle sue case flottanti che galleggiano sull’acqua in compagnia di delfini rosa che popolano le sue acque (eh sì, delfini nel fiume!). La vita di questa gente si svolge in barca.
Una realtà dura da vedere… dura da digerire!

Il quartiere sommerso dal fiume, Iquitos

Mercoledì 23 Marzo
Ora sono sulla nave che da Iquitos ci porterà a Yurimaguas per poi dirigerci a Tarapoto. Abbiamo lasciato “la famiglia”, gli amici con cui abbiamo condiviso questa intensa avventura, una delle più forti della mia vita.

Il mio cuore e la mia mente sono come una spugna… assorbono assorbono… ma questa esperienza mi ha saturato. Tre giorni per riposare, dormire, pensare, carburare e digerire … arrivano nel momento perfetto, per far spazio a nuove avventure. 🙂

Sulla nave da Iquitos a Yurimaguas, 3 giorni

Qua altre foto dell’esperienza amazzonica Foto amazzonia Perù

Los Baños de Baños

Cascata in Banos, Ecuador, Ecuador
Quanto contano i soldi nella vita rispetto ad una buona salute?
Una stupida caduta a volo d’angelo, distratta dal fascino dell’acqua ai piedi di una maestosa cascata, mi ha fatto capire: NIENTE!
Nulla di grave ma chi ha sofferto di sciatica potrà capirmi, non c’é massaggio che tenga. Non vi dico la goduria a dormire per una intera settimana su un asse di legno a pancia in giù!

Ora, dopo due settimane, sono tornata a muovermi quasi come una persona normale, o perlomeno non vedo le stelle al solo pensiero di sedermi.
Poco male, sono cose che capitano. L’unica cosa che mi dispiace é aver compromesso i ritmi di viaggio, non solo miei ma soprattutto quelli di Alex che mi ha su(o)pportato pazientemente come solo una buona amica sà fare.
(In ogni caso non mi sembra le sia dispiaciuto accompagnarmi alle terme Baños per curarmi ;-). )
Il tempo stringe e sento sempre più vicina la data di ritorno, troppo vicina … con troppi posti che ancora devo vedere!
Ah certo, la schiena rotta ma la macchina fotografica che avevo in mano neanche un graffio! Complimenti.

Los Baños de Baños, Ecuador, Ecuador

Los Baños de Baños

L’ acqua termale proviene dal vicinissimo e tutt’ora attivo vulcano Tungurahua (5016 m), la cui ultima eruzione avvenuta nel 2006 ha provocato non pochi problemi alla ridente ed accogliente cittadina di Baños.

Un quasi sprecato stop di una settimana in Riobamba, che non si può certo dire sia una bella città… eletta non solo per il nome simpatico (Riobambeños i suoi abitanti) ma soprattutto come punto strategico per accedere alle feste di carnevale nei paesi limitrofi, al “Ferrocarril Del Ecuador” e per provare le prelibatezze locali (vedi foto Cuys e Melcocha). Per lo meno la vista al vulcano Chimborazo (6310 msl) dalla finestra del nostro Hotel non era niente male.

Vulcano Chimborazo, Ecuador, Ecuador

Vulcano Chimborazo 6310 m

Cuys, Tipica comida Ecuadoriana

Melcocha , Tipica comida Ecuadoriana

Cuys (animali) e Melcocha (un Toffie)

Il Ferrocarril del Ecuador
é una spettacolare tratta in treno risalente al 1901, che per i suoi zig zag costruiti per discendere le montagne fino ad arrivare alla “Nariz del Diablo” (una montagna) si dice che sia “ El tren mas dificil del mundo”. ( mh andrò a verificare il Bernina ). L’ultima tratta é stata recentemente ristrutturata e purtroppo per noi, da quest’anno non é più permesso il viaggio sul tetto del treno perchè troppo pericoloso per la caduta di massi. Peccato ma in ogni caso é stato un esperienza impressionante…

Ferrocarril de Ecuador

Ferrocarril de Ecuador

Ferrocarril de Ecuador e Cartello lungo il tragitto

El Carnival de Ecuador
Quale miglior festa, tra l’altro nel regno del carnevale (il sud America), per festeggiare il compleanno di Alex? Come spesso capita, quando si ha una grande aspettativa, si rimane delusi. Ed é ciò che ci é successo qua in Ecuador!
Certo per l’Ecuadoriano il carnevale é una festa molto importante, 4 giorni di vacanza dopo un duro anno di lavoro (hanno solo due settimane di vacanza all’anno) ma niente a cui vedere con l’immagine che ho io del carnevale stile Rio de Janeiro, Tenerife o il mio più vicino Rabadan di Bellinzona… No, niente di tutto ciò. Niente maschere, niente coriandoli…. solo alcune sfilate, concerti ma soprattutto acqua, acqua, acqua sottoforma di bombe di plastica o peggio secchiate, tanta ma tanta “Cariocas”(schiuma) e quando va peggio uova e farina. 4 giorni di pazzia estrema… senza una festa reale. Impossibile camminare tranquillo in qualsiasi strada dell’Ecuador (e Perù a quando mi dicono). Bombe d’acqua arrivano da ogni direzione: balconi, auto, persone per strada… nessuno si salva!
Dopo un titubamento iniziale, per non esserne succubi, l’unico modo per divertirsi é stare al gioco…. e questa é stata la mia fine. Of Course! 🙂

Carnevale in Guaranda, Ecuador, Ecuador

Carnevale, la mia fine

Dopo i festeggiamenti di carnevale siamo tornate a Baños per un ultima terma curativa. La mia schiena é quasi a posto e siamo pronte per affrontare una grande avventura, con la grande incertezza sui tempi di attesa e percorrenza:

discendere 1.140 chilometri lungo i fiumi Rio di Napo e Rio delle Amazoni, da Coca (Ecuador) a Iquitos (Peru’), nel bel mezzo della foresta amazzonica.

Le barche non si sà che giorni partono, forse dovremo aspettare anche una settimana alla frontiera con il Perù. Sulla barca dormiremo in amaca probabilmente insieme alle galline. Mangiare … bho!
Le informazioni sono poche e sempre diverse. A quanto pare le difficoltà molte …
Se non mi sentite più, venitemi a cercare sulla costa del Brasile, trascinata dalla corrente del Rio delle Amazzoni! 😉

Piccoli pensieri sulla costa Ecuadoriana

INVERNO O ESTATE
Canoa 15.02.2011
E’ inverno qua sulla costa pacifica a sud dell’equatore …. se penso logicamente siamo, anche se per pochi km, nell’emisfero australe, quindi dovrebbe essere estate… mhh, tra la gente c’è un po’ di confusione a proposito…
In realtà in Ecuador non esistono le stagioni come da noi ma solo stagione umida e stagione secca. Febbraio é la stagione della pioggia, quindi é inverno. Punto.

LA BIMBA
Canoa 16.02.2011
Sono qua, comodamente seduta nella open-air reception dell’albergo dove siamo alloggiate io e Alex, riparata solo da un tetto di paglia. Piove forte, anzi diluvia!
Stanotte sono stata svegliata da una goccia d’acqua che mi cadeva sul viso ad una intermittenza di 5 sec. Senza fare troppe storie, semplicemente mi sono spostata e ho continuato a dormire. Per fortuna sopra le nostre teste c’era un altro piano ed infatti durante la notte ho sentito gridare e scappare gli inquilini. Non credo sia bello svegliarsi nel pieno della notte con il letto allagato.
Oggi quindi cambiamo e ci sposteremo in un altro albergo in riva al mare, tra l’altro più economico e con WIFI in camera.

Hotel in Canoa, Ecuador

La nostra casa in un hotel in Canoa, Ecuador

Mentre aspetto Alex, in attesa di andarcene, osservo una ragazzina di circa 14-15 anni che culla un neonato sull’amaca. E’ suo figlio… qua é normale! Dopo un po’ arriva una signora sui 55 anni, credo sia la nonna della ragazzina e la bis nonna del neonato. Discutono animatamente. Il bimbo le guarda silenzioso muovendo gli occhi al ritmo del dondolio dell’amaca. Diluvia… ma fa caldo. Osservo le gocce che si staccano dalle foglie palma del tetto … ascolto la pioggia e rimango assorta nei miei pensieri!

L’ESSENZIALE
Canoa 20.02.2011
Siamo a Canoa, una piccola località di mare sulla costa pacifica dell’Ecuador. Un perfetto compromesso tra tranquillità e fiesta, local e turisti, sole e nuvole, sport e relax e finalmente sembrerebbe un posto sicuro… quasi surreale, dove il tramonto che toglie il respiro, la spiaggia chilometrica, le stradine sterrate, i baretti sulla spiaggia e i prezzi economici, fanno apparire questo paesino il paradiso sulla terra.
Per vivere… un costume, un pareo, buona compagnia e l’equivalente di 5 euro in tasca sono sufficienti. Le infradito sono solo un disturbo inutile. Off course, una connessione internet e il mio portatile. Stop. Non mi serve altro e sono una delle persone più felice al mondo.

Io Alex in Canoa, Ecuador

La vita sulla costa in Ecuador

CHIQUIRINGA
Canoa 22.02.2011
I ragazzi, tutti surfisti (l’unica cosa che si può fare qua), tengono il monopolio e il controllo della spiaggia. Sorvegliano tutti i movimenti. Per loro, le poche turiste che arrivano sono un diversivo, una distrazione alla loro vita spesso difficile. Si buttano senza paura o timidezza ed ammetto che alcuni ci sanno fare, aiutati dai loro corpi statuari scolpiti dalle onde del mare e il fascino tropicale. Capaci di far sentire la più racchia della europea, una fata! Attratti dalla diversità, bisognosi di uno scambio culturale e chissà forse anche dal sogno di poter scappare dal loro paese…. dal loro paradiso!
Chiquiringa (chiquita-gringa ovvero piccola straniera) così mi chiamano amorevolmente. Così mi sento in questi giorni, un angelo … la ragazza più bella del mondo … ma nello stesso tempo la più vecchia.
Purtroppo ci separa a volte la mentalità ed spesso un’ età troppo distante. L’età media non supera 23 anni !
Una differenza, per quanto mi riguarda, poco interessante e che al contrario, mi deprime alquanto.
Quindi torno alla realtà: mi rendo di non essere così bella … mi rendo conto di non essere così vecchia!

PILLOLE SURFISTE PERSONALI
Surfeare sopra una ola é la sensazione più bella al mondo!
Surfeare sotto una ola é decisamente la sensazione più brutta al mondo!

(ma sempre meglio che stare in ufficio)

Long board: easy surf, eavy paddle. Short board: easy paddle, eavy surf.
Ma non esiste una funivia che ti porta al point-break?

L’acqua salata non é buona da bere!

Surferare, o meglio, stare in mare con la tavola durante il tramonto non ha prezzo!

Tramonto in  Ecuador

Tramonto in Canoa

SUPER STARS PER UN GIORNO
Canoa 20.02.2011
Siamo a Canoa una piccola sonnolenta località di mare sulla costa pacifica dell’Ecuador.
Durante la settimana ci sono poche persone: gli abitanti, una ventina di surfisti ed alcuni turisti. L’ambiente é rilassato e la spiaggia chilometrica sembra essere riservata tutta per noi.
Non chiedetemi che giorno é oggi. Oramai ho perso il senso del tempo e per la ora mi regolo in base al sole.
Ma quando arriva il Weekend a Canoa ci si accorge… eccome!
Il fine settimana il paese si trasforma nella Rimini Ecuadoriana invasa da cittadini Ecuadoriani, una pazzia incredibile.

Vi racconto che cosa mi é successo questo fine settimana:
Premessa – non me la sto tirando, voglio solo rendervi partecipi a ciò che ci é successo perchè mi sembra assurda anche a me. Troppo assurda!

Cronaca:
E’ domenica, sono seduta al tavolo del mio ufficio, (il tavolo del bar dell’albergo 5* a 5 euro a notte) sorseggiando l’unico caffè non istantaneo di tutta Canoa (un lusso). Osservo incredula l’afflusso di persone che si riversano in spiaggia, la musica proveniente dai baretti aiuta a creare l’atmosfera festaiola, la marea scende come per creare in spiaggia lo spazio necessario.
Osservare la gente é uno dei miei passatempi preferiti. Lo spettacolo mi affascina.

La gente in spiaggia, Ecuador

Gli ecuadoriani adorano sotterrarsi con la sabbia… no comment!

Dopo circa un’ ora decido di andare in spiaggia anche io a godermi il sole, trovo un fazzoletto libero dove piazzarmi. Dopo un po’ mi raggiunge anche Alex.
Ecco che improvvisamente da osservatrice, divento l’osservata, anzi le osservate!
Sembra che i cittadini Ecuadoriani (la maggior parte arriva da Guayaquil, la città più popolosa dell’Ecuador) non abbiano mai visto due ragazze straniere in vita loro. Dopo un attimo di titubazione inizia una assurda processione per fotografarsi con noi. Ci sentiamo una attrazione da circo! Uomini, famiglie, bambini che vogliono una foto con “Las Rubias” (le bionde) Porc… Addirittura un ragazzo ci ha chiesto se siamo delle Stars del cinema…. ahahah. Uff, non ridete troppo per favore, lo sò… sembra una barzelletta.
Per divertirci un po’ a volte mentiamo sulla nostra vera provenienza. Io la prendo sul ridere, Alex alla fine é più scocciata!
Uff, che fatica essere delle star! Non hai più la tua privacy! 😉

PESCE FRITTO E CIOCCOLATO
Canoa 19.02.2011
Il sabato mattina precedente stavo cercando di lavorare al mio progetto appartamenti sul lago maggiore nel mio favoloso ufficio/bar.
Il mio ufficio in Canoa, Ecuador

Il mio ufficio al mare
. Purtroppo la corrente o semplicemente la connessione viene spesso a mancare ed allora decido di leggere il mio libro. Due benestanti ragazzi ecuadoriani di fianco a me sono già in marcia bevendo birra alle 10 di mattina, giusto per combattere gli effetti alcolici della sera prima. Insomma, cominciano a parlare del più e del meno. Uno si occupa di auto… di rally… di corse illegali. Mi racconta un pò di storie avvincenti, inseguimenti della polizia, etc, come capita spesso qua in Sudamerica.
Vuoi una birra?” Mi chiede uno
No gracias” rispondo con una certa sicurezza. Ho appena bevuto il mio cafè con leche!
Continuiamo a parlare, Alex si unisce… I ragazzi seguono a suon di Cocktail (il nostro é un hotel Vip).
Allora, cosa bevi adesso?” mi chiede uno dopo mezzoretta.
Bueno, un Jugo natural de Pina, gracias” (un succo di ananas) rispondo, per non essere troppo antipatica e asociale.
Mi guardano quasi seccati della mia decisione astemia.
Arrivano le 12.30 … i ragazzi continuano a bere superalcolici e perfortuna per loro ordinano da mangiare. Mi allontano 10 min e quando torno vedo che stanno mangiando pesce fritto con salsa di cioccolato come se fosse Kechup, avete presente quella che si mette sul gelato?
Prova, es muy rico” (assaggia é molto buono) mi dicono.
Io, disgustata senza farlo notare Rispondo “No gracias, no tengo hambre” (grazie non ho fame)
Ohhh Lucia, tu me sorprende!” mi dice il ragazzo dopo i miei numerosi rifiuti!
Uff… io lo sorprendo!
Per quanto ci provi, a volte mi riesce difficile integrarmi ad una cultura.

IL VIAGGIO IN BUS
CANOA 17.02.2011
Il viaggio in bus non é un semplice spostamento per raggiungere un altra località, bensì una vera e propria avventura, una delle parti più interessanti del viaggio.
La sola azione di prendere un bus é un’ esperienza ogni volta unica. In Colombia per esempio i Bus partono in continuazione, c’è molta concorrenza tra le compagnie, gli addetti si mettono in strada per essere i primi a recuperare passeggeri. Non abbiamo quasi mai dovuto aspettare la partenza del bus, anzi il più delle volte siamo dovute salire correndo.
Spesso proprio questa fretta e concorrenza ci ha permesso di trattare il prezzo, anche se molto probabilmente i soldi se li intascava in nero il conducente, mah! Ma va bene così…. noi il prezzo basso, loro qualche soldino in più da aggiungere alla paga da fame.

In Ecuador mi sembra che tutto funzioni più o meno regolarmente anche se le emozioni non mancano.
Dopo avervi raccontato della mia esperienza in Colombia, documentata nel video presente nel post Colombia Adios , un’altra esperienza interessante l’abbiamo avuta nel tratto costiero dell’Ecuador tra Atacames e Canoa, la ruta del Sol.

Le due località distano solo circa 100 km ma il collegamento é scomodo perchè bisogna cambiare il bus ben 2 volte.
Dopo il primo cambio e la seconda tratta percorsa, per l’ultima ora di viaggio abbiamo preso una mitica Chiva, i coloratissimi bus tradizionali, senza porte e finestre, con solo delle panche per sedersi. Fantastico!
Arriveremo a destinazione?” mi chiede Alex appena partite.
Seguro! questi bus sono dei carroarmati” Rispondo io
Come non detto, dopo circa 20 min di viaggio un brutto rumore pone fine al viaggio.
Non mi intendo di motori ma giudicare dall’acqua che perdeva, credo si sia rotto il radiatore.
Opppsss, e ora? Ci restituiscono metà dei soldi del biglietto ed arrivederci…. :S

Niente paura, il trasporto non é un problema da queste parti. I bus di linea passano costantemente e si possono fermare ovunque. Ma quando?
Ok tranquille ci mettiamo ad aspettare sul bordo della strada in compagnia degli altri malcapitati che sembrano abituati ad avvenimenti del genere. Neanche 5 min e un pick up ci carica tutti sul furgone insieme alle banane, chiedendoci lo stesso prezzo del bus. Ehehe
Una esperienza interessante! 😀
Ecco il video!

IL MONDO E’ PICCOLO
Canoa 16.02.2011
Dopo che Alex é stata derubata in Colombia tutto si é risolto per il meglio:
passaporto provvisorio é stato rifatto all’ambasciata austriaca di Bogotà ed
il bancomat é già in Perù da un suo amico. Presto andremo a recuperarlo.
Per ora le presto io i soldi che mi restituirà con gli interessi o in cambio di lavori forzati di traduzione in tedesco al mio sito sul lago Maggiore… 🙂 Vedremo! Per il resto sono solo beni materiali. Il PC ce lo dividiamo.

L’altro giorno Alex stava guardando le sue mail quando la sento gridare in lontananza.
Que pasa Alex???” Le chiedo spaventata…. con lei non ci si annoia mai! 🙂
Corro da lei che mi guarda senza respiro…
Non ci crederete. Vi ricordate di G., il nostro compagno di viaggio in Colombia?
Ci ha scritto una mail. “Sono a Canoa per 3 giorni, voi dove siete?

Il mondo é piccolo… ma un villaggio come Canoa può essere molto, molto grande! 😉

SURF SEXO DROGA E REAGGAETON
Canoa 25.02.2011
Questa é il ritmo costante della vita locale nella playa ecuadoriana. Due settimane tra Atacames e Canoa, rispettivamente 3 e 12 giorni. Amata, odiata, amata, amata, amata… Canoa é stato un turbine di esperienze ed emozioni… amicizie e discussioni che fanno crescere, soprattutto una campagnola come me! Un impatto piuttosto forte veder girare cocaina come se fosse marijuana (e quest’ultima quasi inesistente a confronto).
In Colombia non ne ho vista tanta tra la gente locale, nonostante il prezzo sia la metà che in Ecuador… o forse in Cali, come dice Pietro la situazione é diversa che nel resto della Colombia. O forse posso solo confrontare le mie esperienze. Insomma per i ragazzi che ho incontrato e frequentato, ho avuto questa impressione.

L’impatto sulla costa é stato difficile, la gente vive all’insegna della trasgressione… tutta la vita! E anche se al principio mi disturbava essere trattata come la turistella gringa con la quale tutti ci provano, ho presto imparato a trattare la situazione ed ammetto che alla fine, io ed Alex, ce ne siamo andate da Canoa con una lacrimuccia sulla guancia.
Lasciamo un posto stupendo, lasciamo il sole, lasciamo persone che alla fine si sono rilevate buoni amici ma soprattutto lasciamo il surf…. porc proprio oggi che sono riuscita a surfare una “ola” senza schiuma! Di questo passo imparerò a surfeare a 52 anni!
Va bhe, una scusa per tornare. Per adesso… premo quel pulsantino a cui é sempre difficile accedere “RESET” e si ricomincia per nuove avventure.
Selva ecuadoriana arriviamo! 🙂

Amici surfisti, Ecuador

Amici surfisti in Canoa

Colombia Adios

Asì como una jornada bien empleada produce un dulce sueño, asì una vida bien usada causa una dulce muerte!
Disse Leonardo da Vinci e frase presente nel cimitero di Tùlcan che sembra avere visto il passaggio di Edward. Eh sì Tùlcan, siamo in Ecuador! 🙂

Cimitero di Tulcan, Ecuador

Cimitero di Tulcan, Ecuador

02.02.2011 NEL BUS da Cali a Ipiales (Colombia)
CALI
Ebbene sì, sono passati 2 mesi dall’inizio del mio viaggio e domani 3 di febbraio scadrà il mio visto, insomma la Colombia mi sta cacciando! La breve visita di Cali é servita per farmi pesare meno il distacco dal paese di cui mi sono innamorata, soprattutto per la sua gente.
Per viverla al meglio, Cali andrebbe visitata con le sembianze del mio amico Mastà: grande, grosso ma soprattutto maschio!
Cali é stata l’unica città Colombiana che in due mesi di viaggio mi ha veramente fatto sentire a disagio anche durante il giorno, tanto é vero che non posso mostrarvi neanche una foto, dato che uscivo in strada con solo gli spiccioli necessari alla sopravvivenza. E se in altre zone colombiane il nostro aspetto Gringos ci ha aiutato a socializzare con la gente del posto, a Cali è stato come una barriera che invece di connettere a creato un distacco.
Cali ha bisogno di più tempo, sono sicura che vivendola possiede parecchi aspetti positivi e gente giusta da conoscere. Due giorni scarsi non sono sufficienti per capire come comportarsi. Se non ci credete, provate per una volta ad essere due ragazze bionde straniere e camminare per le strade di una città sudamericana. In compagnia di un ragazzo argentino la situazione é migliorata drasticamente. 🙂

LA ZONA CAFFETTERA
Italiani, non pensiate di venire in Colombia e bere il miglior espresso al mondo.
In Colombia la miglior qualità di caffè la esportano, lasciando al paese la più scadente! Se siete dei fanatici rimarrete delusi anche perchè … bhe, un espresso che sia un espresso, in gran parte della Colombia farete fatica a conseguirlo.
Ma non in Salento!
Prima di arrivare a Cali, abbiamo fatto tappa in Salento (Sì, in Colombia!), un paesotto nella regione compresa tra Medellin, Cali e Bogotà.
La zona caffettera é immersa nel verde tra le montagne della valle di Cocora, resa unica al mondo dalle sue “palme di cera” che rendono il paesaggio quasi surreale. L’albero nazionale della Colombia può raggiungere fino 50 m di altezza, le sue foglie, inoltre, producono una cera usata per la produzione di candele.
Questa zona, al contrario di Cali, é molto tranquilla e sicura. La gente amabile e simpatica.

Palme di cera, valle di Cocora, Colombia

Palme di cera, valle di Cocora, Colombia

Paesaggio nella regione caffettera, Colombia

Paesaggio nella regione caffettera, Colombia

Colibrì

“Colibrì nella valle di Cocora, Colombia

In questa regione si ha la maggior produzione di caffè colombiano. Una miscela tra qualità arabica (chicchi rossi) e qualità colombiana (chicchi gialli). Il caffè é divino e i bar, direttamente da una macchina espresso italiana risalente al 1905, vi serviranno un caffè da leccarvi i baffi. Qua il caffè arriva direttamente dalla pianta. Lo tostano in padella e probabilmente lo macinano direttamente nel bar. Vi sto preparando un video con tutto il processo di produzione.
Marco, ti ho comprato il promesso caffè direttamente nella finca (piantagione), mi profumerà i vestiti per alcuni mesi ;).

Caffè

“Caffè messo a seccare, Colombia

Macchina Caffè

“Macchina caffè in un bar di Salento, Colombia

GESU’ e i BUS
Come probabilmente già saprete, in Colombia la gente é estremamente, aggiungerei esageratamente, religiosa. Uno strano contrasto con la realtà colombiana e probabilmente una conseguenza della criminalità e povertà? Le persone non si stancano di farsi il segno della croce quando passano davanti ad una chiesa, un simbolo religioso, quando si mettono alla guida, prima di mangiare, etc…
Sui bus, invece della pubblicità della Coca Cola o di un reggiseno, affrescano temi religiosi con slogan del tipo: “Dios maneja esto bus.“ (Dio conduce questo bus!)

Gesù Bus

“Bus Sponsored by Gesus, Colombia

Insomma, su un bus non si é mai soli: Gesù Cristo, la Madonna e vari santini vi faranno compagnia durante il viaggio. Perlomeno spero mi proteggano in questo momento. Sono sul Bus che da Cali mi sta portando verso la frontiera con L’Ecuador. Paura!

I Bus sono il principale mezzo pubblico della Colombia, ne esistono di diversi tipi e categorie. Moderni e comodi per i viaggi lunghi, forniti di aria condizionata (troppa) e televisore.
Poi ci sono i tradizionali “Chivas“, colorati e simpatici bus, vecchi ma ancora in uso nelle zone di campagna, perfetti per trasportare molti bagagli.

Chiva, bus tradizionale colombiano

Chiva, bus tradizionale colombiano

Infine é molto divertente viaggiare in un ”Colectivos” o bussetta, piccoli bus per trasporto in città o tratte brevi. Ogni colectivos é un mondo a parte caratterizzato univocamente con tendine stile turco oppure con luci intermittenti a ritmo di salsa. Rappresentazioni religiose o animate rendono ogni viaggio unico nel suo genere. L’assistente del conducente raccoglie i soldi e grida per comunicare la destinazione alla gente in attesa, salta in strada con il bus in corsa, corre per risalire al volo, fischia per comunicare con il conducente…. uno spasso! 🙂

Colectivos, Colombia

“Interno di un bus Colectivos

Ecco scusate ma devo già smettere di scrivere… maledetto pilota! Ahhhhh :s
Guardate questo video, spero renda l’idea.

04.02.2010 Quito (Ecuador)
Rieccomi sana e salva in Quito alla bellezza di 2850 m, ed anche se abbiamo rischiato la vita ne é valsa la pena, la strada Panamericana é stupenda!
In questo momento sono in un internet Point, la pacchia purtroppo é finita, a differenza della Colombia dove potevo connettermi sdraiata comodamente sul mio letto, qua iniziano solo ora a sentir parlare di connessione WiFi.

Arrivare fino a Quito é stata una piccola affascinante avventura. Alla frontiera con L’Ecuador, bisogna scendere, attraversare la dogana a piedi, svolgere le pratiche doganali del visto e prendere un altro bus per Quito. Il tutto con vari taxi di mezzo e l’adreanalina del “Accetteranno il passaporto provvisorio di Alex?” Alla fine siamo a Quito certo, ma é stato divertente! Soprattutto vedere la preoccupazione di Alex agli scherzi dei poliziotti.

Alla frontiera abbiamo passato una notte approfittando di visitare il Santuario della Lajas in Ipiales (Colombia) e il cimitero di Tùlcan (Ecuador).
Santuario de la Lajas, Ipiales - Colombia

Santuario de la Lajas, Ipiales – Colombia

Il viaggio continua: Bienvenidos en Ecuador!

Frontiera Ecuador

“Frontiera Ecuador

COLOMBIA: CONSIDERAZIONI FINALI
Spesa media giornaliera: meno di 20 € compreso di trasporti, tra cui un volo, escursioni e senza risparmiare troppo.
Posto migliore = x me: Sierra Nevada de Santa Marta / x Alex: Guatapè
Cibo più strano = Hormiga Culona (formica fritta)
Cibo tipico = Sancocho (zuppa di verdura con carne, pollo o pesce), bandeja paesana (piatto unico con differenti tipi di carne, riso, banana e fagioli)
Prezzo per pasto / menù completo (zuppa, piatto con carne/pollo + contorno, limonata e a volte dolce) = da 2 a 8 €
Cibo tipico contorno = Patacon (banana fritta sottile)
Bevanda Alcolica nazionale: Aguardiente (una sorta di Sambuca, non per me) – Rum (Ron Medellin il migliore 😉 – Birra: Club Colombia, Pilsen, Aguila.
Bevanda analcolica: Crema di avena – Jugos naturales – Agua panela – champu (in Cali), etc.
Ragazzi più belli: Per me: zona compresa tra Medellin, Bogotà, San Gil – Alex: Costa caraibica
Ragazze: bellissime, con incredibili attributi importanti e tondeggianti
La Colombia é famosa per: Caffè, cocaina e per avere i migliori chirurgi plastici al mondo ( e si vede)
Parole tipiche più sentite: Chevere (parola positiva: bello), a la orden (una specie di “a sua disposizione”), mami (modo affettuoso di riferirsi a una ragazza).
La cosa più affascinate: le liane

La costa caraibica colombiana

Vi scrivo da Bogotà.
Siamo piuttoste euforiche, io e Alex, perchè la partenza dalla costa caraibica verso Bogotà ha segnato un punto di svolta del nostro cammino, simbolo di apertura per nuovi orizzonti!
Ci siamo lasciate alle spalle, con non poche difficoltà, l’altro ragazzo (G.) che viaggiava con noi.
Potrebbe sembrare tutto bello visto dall’esterno ma viaggiare insieme ad altre persone a volte risulta più difficile che convivere nella stessa casa e se l’equilibrio necessario non si incontra, il viaggio può trasformarsi in un incubo. Non é il nostro caso, in questi 2 mesi ci siamo divertiti assieme ma per evitare, io e Alex abbiamo deciso che era il momento di seguire il viaggio da sole. Non é stato facile ma con un pò di manipolazione mentale, come solo due ragazze assieme sanno fare, ci siamo lasciate alle spalle G. senza ferirlo troppo nell’orgoglio e dopo 20 ore di Bus eccoci a Bogotà, pronte ad affrontare nuove avventure… da sole! Finalmente inizia il vero viaggio per il quale siamo venute in Sudamerica!:D

Alex in questo momento si trova all’ambasciata Svizzera/Austriaca a ritirare il suo passaporto provvisorio. Ieri una firma e oggi il passaporto pronto con il quale potrà proseguire il viaggio per un anno. Fleissig, come direbbero in tedesco!
45 min di bus dal centro per raggiungere il quartiere dell’ambasciata, uff… troppo grande Bogotà, quindi toccata e fuga! Stasera partiamo nuovamente per la zona caffetera a sud ovest della metropoli a bere caffè e rilassarci nelle terme. Eh sì, dura la vita direbbe qualcuno. 🙂

In Bogotà fa freddo, adesso splende il sole ma ci saranno 20 gradi. I miei piedi e mani sono gelati. Mi ero abituata troppo bene ai 30 gradi della costa caraibica.
Dopo essere scappate da Cartagena , teatro di brutti eventi, ci siamo dirette verso est a Santa Marta, una nota località costiera. Vedi mappa.

Il nostro lossuoso hostel di 6 euro a notte, si trova a Taganga, un piccolo paesino, una volta tipico, ora invaso dai Backpackers. Carino e ideale per chi non parla una parola di spagnolo, vuole mangiare internazionale o conseguire il brevetto PADI a soli 200 €.
Per noi é stato solo un luogo per riprenderci, senza dover pensare troppo, dallo stress del furto, dalla mia influenza (anche intestinale) e base di partenza di un paio di escursioni per La Ciudad Perdida e il Parque Tayrona.

LA CIUDAD PERDIDA
La Sierra Nevada de Santa Marta é un parco naturale montuoso situato sulla costa caraibica. Le sue montagne raggiungono 2 picchi di 5.775 mls, le montagne più alte del mondo vicino al mare. L’accesso al parco é possibile solo tramite escursioni guidate. Da soli sarebbe impossibile, il parco é costituito da una selva impenetrabile, oltre ad essere pericoloso in quanto la sua conformazione é ideale per azioni paramilitari.
Quindi l’unica possibilità per visitare la selva della Sierra Nevada é andare alla ricerca della CIUDAD PERDIDA – TEYUNA.

Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

Sierra Neva de Santa Marta (clicca sulla mappa per vedere tutte le foto)

Ci sono due possibilità per raggiungere la città perduta:
un facile sentiero commerciale, andata e ritorno per la stessa via, tanti turisti e poca avventura o una seconda via più lunga che passa attraverso la selva, con dislivelli di più di 1000 m.
Quale abbiamo scelto noi? La seconda of course.

L’escursione é iniziata con un viaggio di tre ore in Jeep, attraverso la peggiore strada che abbia mai percorso in vita mia. Le buche profonde mi hanno fatto desiderare intensamente l’inizio del cammino.
La prima parte del sentiero passa attraverso piantagioni di caffè. Lo sapevate che il caffè é dolce nel momento che si raccoglie dalla pianta?
Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

Pulizia chicchi caffè dopo la raccolta

In seguito si cammina per tre giorni nel mezzo della selva, perdere il sentiero é praticamente impossibile. La folta vegetazione ti obbliga a seguire il sentiero, anche se in certi punti la nostra guida Camacho, ha dovuto farci strada tagliando le piante che astacolavano il cammino.

Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

La giungla della Sierra Nevada de Santa Marta

Non ho parole per descrivervi la sensazione che si prova nel stare nel mezzo della selva. Spesso mi isolavo camminando da sola, per immergermi nei miei pensieri coccolata dai dolci rumori della natura. Durante il cammino ho visto 2 serpenti velenosi, un tucano, iguane, e tante varietà di uccelli e ragni.
Il cammino é davvero duro, 5/6 ore di marcia al giorno, con salite ripidissime che spezzano il fiato, tratti fangosi che non conoscono la luce del sole, discese altrettanto ripide che distruggono le gambe, il tutto consolato da freschi bagni nel fiume a fondo valle, come ricarica batterie prima di ricominciare la salita.
Uno sforzo piacevole, ripagato abbondantemente all’anima.

Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

Relax al fiume

Ma la parte veramente dura é passare la notte. Il sentiero é percorso da poche persone, di consegueza anche le comodità vengono a mancare. Un materasso polveroso é stato il nostro letto per 5 giorni. Una vera avventura ed una lotta continua contro le zanzare, ragni e i vari animali. Le mie paranoie notturne mi hanno impedito un sonno riposante, mi sono pentita amaramente di essermi dimenticata il mio sacco a pelo-lenzuolo, e solo alla fine del trekking ho rilevato ad Alex che gli infiniti punti rossi sulle sue gambe erano opera dei bed bugs. Perlomeno ha potuto dormire.
I camp dove ci siamo fermati erano però stupendi: oasi di luce quasi surreali nel mezzo della foresta, sorvagliati da Indigeni Kogie!

Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

Luogo di pernottamento, tipiche capanne indigene (clicca sulla foto per vedere tutte le immmagini)

Gli indigeni sono un altra parte affascinante del cammino ed é davvero difficile per noi uomini di mondo moderno pensare che esistano ancora popolazioni che vivono in mezzo alla selva con solo ciò che la natura può offrire loro.
Per alcuni istanti ho desiderato intensamente di essere un indigena ma poi mi sono resa conto che a trentanni (31) é difficile tornare indietro e rinunciare alle nostre comodità materialiste.
In sierra nevada vivono tre popolazioni indigene: i Kogui, gli Arhuacos e i Kankuamos. Durante il cammino si incontrano villaggi Kogie e Auhracos.

Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

Bambini in un villaggio incontrato durante il cammino

Gli indigeni sono molto riservati, parlano poco. Gli uomini masticano foglie di coca e montano il loro Poporo, una mescola di coca masticata con Lime (se ho capito bene bava di lumaca di mare). Un simbolo che racconta la storia della sua vita, rivela problemi e soluzioni che però solo il Mama (il lieder degli indigeni) é capace di leggere.

Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

Indigeno costruendo il suo Poporo

Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

Piante di Coca davanti ad un villaggio indigeno

Al quarto giorno siamo arrivati alla Ciudad Perdida, una dura scalinata nascosta di 1500 scalini porta alla città.
Il sitio fu scoperto dai “guaqueros” (cercatori d’oro) nel 1972, saccheggiata del suo oro ma poi denunciata al istituto atropologo della Colombia nel 1976. In seguito parte della città fu studiata e in parte ricostruita dagli archeologi. Gli indigeni bloccarono i lavori per evitare il disboscamento. Il 90% della città é ancora nascosta dalla vegetazione. Esistono altre città non accessibili.
Teyuna risale al 800 D.C., era considerata sacra e abitata dai Tayrona, gli antenati degli attuali indigeni che tutt’ora considerano la città un luogo di culto. Momentanemente gli indigeni permettono la visita al turista tramite un pagamento di pedaggio ma in ogni istante potrebbero repentinamente vietare l’entrata.

Sierra Nevada de Santa Marta, Colombia

Teyuna, La Ciudad Perdida

Il fascino della Sierra é proprio questo, la sua virginità. Gli indigeni vietano l’accesso ad altre zone della Sierra, si pensi che le cime dei suoi monti non sono mai stati raggiunti per la sua sacralità! Gli indigeni la vietano.
Inoltre fino a pochi anni fa la zona era controllata dai corpi paramilitari. Nel 2003 sequestrarono un gruppo di turisti proprio a Teyuna, per questo motivo ora la zona é controllata e resa sicura da numerosi militari che sorvegliano la zona.

Dopo aver visitato la città in mattinata, abbiamo percorso la via del ritorno in solo un giorno e mezzo e 12 ore di cammino per la via commerciale, poco interessante.
Fantastico, una escursione che consiglio a tutti, non tanto per la città, seppur molto bella e interessante ma più per la sensazione di essere immersi un un mondo selvaggio, isolandosi per qualche giorno dal mondo reale.

PARQUE TAYRONA
Un altra escursione é stata il Parque Tayrona, la parte costiera della Sierra Nevada. Spiagge caraibiche di sabbia bianca e la notte passata dormendo in una amaca in riva al mare. Purtroppo non ho il tempo per raccontarvi di più, devo scappare…. Alex é appena tornata con il suo passaporto bianco provvisorio (bianco in doppio sentido: per il colore e per la mancanza dei suoi preziosi timbri).
Lascio le parole alle foto del parco e la consapevolezza di aver lasciato un pò di soldi puliti a questo fantastico paese chiamato Colombia, purtroppo ancora segnato da una guerra interna per quella affascinate e diabolica polverina bianca.
Votiamo tutti assieme per legalizzarla e porre fine ad anni e anni di massacri che altrimenti difficilmente avranno fine.

Cliccate qua o sulla foto per vedere la galleria fotografica del mar dei caraibi colombiano!!

Parque Tayrona, Colombia

Tramonto in Taganga (clicca sulla foto per vedere tutte le immmagini)

Il giorno 3 di febbraio scade il mio visto in Colombia. La prossima meta… Ecuador o Perù? Ancora dobbaimo decidere.
A presto