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Adios Mama- Pacha, Tata, Kocha, Coca

04.05.2011
Eccomi sull’aereo che pone fine al mio viaggio in Sud America.
Ci tengo a scrivere adesso, prima che il viaggio sia veramente finito, quando le emozioni saranno alterate dalla vista della mia famiglia, dalla gente del paese e dallo splendido Lago Maggiore che, dopo 5 mesi dalla partenza, mi ricapulterà nella realtà, laddove la vita sembra seguire immutevole, incurante del tempo.
La prima settimana sarà dura dormire nello stesso letto consecutivamente ma ora ho bisogno di annoiarmi, di pensare ai miei progetti e puntare sull’unica sicurezza in questa fase della mia vita:
LagoMaggioreApartments.com é il motivo per il quale sono tornata tanto presto.

Un progetto ben chiaro e scolpito a caratteri cubitali nella mia mente con gente che oramai é divenuta parte della mia vita quotidiana. Fantastici ragazzi con cui condivido non solo idee lavorative ma anche ideali di vita…. o forse semplicemente la stessa pazzia! 🙂
Dunque, se avete un appartamento da affittare per vacanza al Lago Maggiore (o in qualsiasi altro posto del mondo), contattatemi o altrimenti spargete la voce!
Grazie, fine della pubblicità. 🙂

Ma veniamo al viaggio…
Fine del mese di Aprile 2011
Sono le 19:30 e sono in cima ad una collina a più di 4000 mt dii altezza, sull isola Amantani, nel bel mezzo del lago Titicaca, in Perù!
Siamo sole io ed Alex, che dopo essere salite al tempio Pachamama (madre terra) ci sediamo su una grossa roccia ai piedi del tempio Pachatata (padre cielo, che protegge la Pachamama) ad ammirare la stupenda vista a Pachakocha (il lago Titicaca).

Il Lago Titicaca a 4000 mt

Dopo aver portato 3 pietre e camminato 3 volte attorno al tempio, esprimiamo 3 desideri in ordine di importanza: salute, amore, dinero!
Gli altri ragazzi che erano con noi sono già scesi al paese (per paura del buio e la fatica di camminare, credo) ma non sanno cosa si stanno perdendo!
Come al solito io de Alex siamo le “Bastian contrario” ma lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi increduli è semplicemente impressionate. Dopo il tramonto, infatti, il cielo si é oscurato velocemente e la luna non ha ancora deciso di allietarci della sua presenza… per fortuna direi, perchè dopo cinque minuti mi accorgo che la mia bocca si blocca in posizione spalancata e lo sguardo non riesce a distaccarsi dal fissare il cielo: i miliardi di milioni di stelle brillano come laser e mi lambiscono con i loro raggi. Mi sento più vicina alle costellazioni, alle galassie e ad un mare (anzi, un lago) di tranquillità.
Solo in cima al Teide a Tenerife, in una notte senza luna, avevo visto tante stelle!
Sento il battito del mio cuore partire dallo stomaco e arrivare fino alla gola, filtrare infine verso il cervello creando uno stato di estasi! PachaTata esiste, ne ho la conferma!
Non sò se é l’emozione che copre la fatica di camminare a 4000 mt di altezza… ma non sento la stanchezza e nemmeno faccio fatica a respirare come durante il giorno. Forse semplicemente non ci penso o cosa più probabile devo ringraziare Mama-coca (pianta di coca) che grazie alla scoperta di aggiungere una specie di calce alla masticazione delle foglie (attivando gli alcaloidi), aiuta a combattere i sintomi del Soroche (mal d’altitudine) più del previsto.
Prima di darmi della drogata leggete qua Coca e Cocaina
Bhe, qualunque sia il motivo non importa , mi sento meglio di qualunque altro momento della mia vita!

Oltre all’isola di Amantani siamo andate a visitare le isole flottanti degli Uros uniche nel suo genere. In realtà sono ammassi di paglia, chiamata Totora. Grandi zattere di varie grandezze, sulle quali costruiscono le loro case, di paglia; si spostano con le loro barche, sempre di paglia …. Lo stato gli ha fornito dei pannelli solari per creare energia ed evitare roghi pericolosi, perchè pima usavano candele e andavano a fuoco creando spesso numerore vittime.


Isola flottante degli Uros Lago Titicaca, Peru


Casa di Tora, Isola Antamani – lago Titicaca

Interessante… ma una realtà plastica (e non di paglia), una volta reale, ora divenuta finta… La presenza del turista che aiuta apparentemente la popolazione ne altera, in realtà, il suo normale corso di vita. A saperlo prima, avrei evitato di andarci per non partecipare a questo complotto, teso per arricchire soprattutto le agenzie turistiche. Rispetto molto di più la parte delle isole che non accettano turisti e continuano a vivere riservati con le loro sole forze, le loro usanze e risorse. Grave errore, me ne rendo conto soprattutto quando ci troviamo costretti a fare un giro sulla loro barca in cambio di dinero mentre intonano un coro in varie lingue, finisco definitivamente demoralizzata.

La situazione, da un certo punto di vista, si presenta diversa e più rilassata e molto meno plastica sull’isola di Antamani, dove Io Alex ed altri due ragazzi peruviani, abbiamo alloggiato presso una famiglia. Qua vivono di agricultura, per lo più patate e quinoa, non usano prodotti chimici, come ho sempre visto usare in Colombia in quantita industriali e mangiano carne solo in occasioni speciali. Insomma una vita salutare, tanto che ci dicono che molte persone vivono oltre i cent’anni.
Nelle loro modeste case non hanno corrente elettrica ed acqua, pochi parlano spagnolo, la loro lingua é il Quechua.

Isola Antamani, lago Titicaca

Non esiste un ospedale sull’isola con una popolazione che supera i 3000 abitanti, nel 2011 molte donne muoiono ancora mettendo alla luce. Queste famiglie hanno stanze a disposizione e le affittano ai turisti per avere qualche entrata maggiore … un aiuto! Il signore che ci ha ospitati nella modesta casa a misura di hobbit (immaginate, per sbattere 3 volte la testa io!!!!) è gentilissimo e aperto. La signora, più riservata (solo dopo scopro che non parla spagnolo), ci cucina deliziose pietante rigorosamente vegetariane. I tre figli di 3, 4 e 7 anni non si vedono in due giorni! Mh!
Questa esperienza mi ha affascinato, molto interessante sentire i racconti del signore della vita sull’isola fuori da ogni standard europeo. Alla fine del giorno seguente gli chiedo come la gente dell’isola si relaziona al turismo e come vengono trattati dalle agenzie turistiche che organizzano i turisti. Mi confessa che a loro fa comodo e che trova interessante questo scambio culturale ma che le guide li trattano male. Porc!!! E sicuramente si prendono la maggior parte dei soldi, penso io!

Tirando le somme il lago Titicaca é davvero affascinante, per la sua nuatura, per la sua gente, la sua energia e soprattutto per il suo cielo! 😀

Il mio viaggio si é concluso a La Paz in Bolivia, facendo una breve tappa di 2 giorni nella turistica Copacabana, sul lago lato Boliviano del lago. Ottima la trucha (trota) nei ristorantini di strada e ottimi i prezzi. 🙂


La Paz, Bolivia

La Paz è stata teatro di rilassamento (anche troppo), di vita cittadina: shopping, teatro, cinema, concerti, manifestazioni, buoni ristoranti.
Ci prendiamo solo un giorno per evadere dallo smog cittadino: permettendoci l’ultima avventura in bicicletta discendendo per 64 km una strada sterrata da 4700m fino a 1300. Dicono sia la più pericolosa del mondo…. e forse lo é ! 😉


Strada della Muerte, La Paz, Bolivia


Strada della Muerte, La Paz, Bolivia

In questo momento sono nell’ aeroporto di Madrid, sdraiata per terra. Sono le 10:30 di mattina, non ho dormito e ho un gran sonno. In sud america sono le le 3:30 di notte. Ho lasciato Alex in Bolivia che seguirà il suo viaggio verso l’ Argentina. Una compagna di viaggio perfetta!
Sono 4 giorni che viaggio… Se non altro ho avuto il tempo di riflettere. 🙂
No, non sono triste perché in fondo non mi dispiace tornare.
Posso solo essere felice di aver trascorso una buona esperienza, un sogno che, anche se ancora non me ne rendo conto, sò che mi lascierà una profonda ciccatrice, che rimarra come le foto. Foto scattate tra il nord della Colombia fino a La paz in Bolivia, come punti che il GPS della macchina fotografica esprime con una cruda precisione in gradi, minuti e secondi ma che io preferisco identificare come foresta, fiume, spiaggia, deserto, baracche, montagne, città… In tutto questo c’è un viaggio soltanto mio, in ognuno di questi luoghi é avvenuto qualcosa che ha cambiato la mia idea Sud America, di viaggio, di amicizia, di religione, di spiritualità, di “donna” e probabilmente anche la mia vita!

Il nostro Machu Picchu

LIMA, 12 Aprile 2011
Dopo aver finalmente lasciato il surf delle onde del mare e delle dune del deserto in Turjillo, con una piccola lacrima sulla guancia e una dormita sul bus siamo sbarcate alla capitale peruviana, Lima.
Una realtà a parte dal resto del Perù, fino ad ora la più moderna e avanzata città che ho visitato in Sud America, tra Colombia, Ecuador e Perù. Un contrasto impressionante per noi che arriviamo dalla foresta amazzonica. In realtà immagino che anche Lima, oltre alla moderna e turistica Miraflores con le sue affascinanti scogliere a picco sul mare e al suo centro istorico in stile coloniale abbia le sue “favelas”, che in soli 2 giorni non abbiamo avuto modo di conoscere, per fortuna!

Scogliere di Lima

La tappa seguente é stata Nasca, famosa per le sue linee create dagli alieni. In realtà no, vari studi cercano di dimostrare che la cultura Nasca abbia creato questi chilometrici disegni di estrema ed incredibile precisione, per i loro riti religiosi, (l’ adorazione del Dio Sole e Dio Luna) in una zona considerata sacra .
Solamente un paio di disegni più piccoli si possono intravedere da una collina, altrimenti solo linee rette che terminano all’orizzonte. Gli altri disegni sono riconoscibili solo sorvolando la zona. Sono confusa nel vederli, sicuramente é interessante, fa riflettere, ma é un pensiero troppo grande per me! Mi affascina il paesaggio desertico, rovinato solo dalla strada Panamericana che lo taglia come una profonda ciccatrice.

Le Linee di Nasca e la Panamericana, Peru

CUSCO, Martedì 19 Aprile 2011
Eccomi a Cusco, la città più antica delle Americhe, capitale dell’impero Inka e ombelico dell’universo.
Nel 1911 un americano scoprì il Machu Picchu che cambiò l’immagine della città, trasformandola negli ultimi anni un centro turistico.
Però, sarà per la particolare energia di questo luogo o forse per il suo stile coloniale costruito sopra le affascinanti e resistentissime strutture ad INKAstro, oppure per i suoi bambini… non lo sò ma ad essere sincera, a differenza da quanto mi sarei aspettata, sono piacevolmente affascinata da questa città che a mio parere sta riuscendo a mantenere il suo Flair, equilibrando in qualche modo la sua vera natura con il turismo di massa.
Dalla mia terrazza in Plaza de Armas (c’é sempre una Plaza de Armas in tutte le città del Perù) o stando seduta sulle scalinate della chiesa osservo l’atmosfera festiva di questi giorni di settimana santa. Difficilmente io e Alex riusciamo a stare sole, non passano 3 min che si avvicina qualcuno, la maggior parte delle volte per cercare di venderci qualcosa ma in particolare in questo viaggio ho imparato ad adorare i bambini… Spesso si avvicinano timidamente, poi iniziano a parlare solo la pura curiosità di conoscere. Li adoro, sono i più spontanei, innocenti, belli, dolci e senza secondi fini come spesso capita con le persone adulte, … 🙂 .

Vista a Cusco e bambini in piazza

Il centro di Cusco, dedicato ai turisti, é circondato da carissimi ristoranti, pub, bar, agenzie turistiche, gente con vestiti tipici che si mettono in posa per una foto in cambio di un Sol… ma tutto ciò non basta per rovinare l’immagine di Cusco: é sufficiente allontanarsi alcune vie dal centro, ed ecco che si incontra la vera vita cusqueña: mercato tradizionale, ristorantini con menù a 2,5 Sol (meno di 1 €), personaggi che offrono miracolose piante medicinali per non rimanere incinta o curare il cancro ma soprattutto Bus nascosti ai turisti che ti portano al Machu Picchu per pochi Soles.

IL MACHU PICCHU
Fosse stato per me non ci sarei neanche andata… ma con il senno di poi ringrazio Alex di avermi convinta!
Okok, andiamo” le dico “ma non con il treno e con nessun tour”. Se c’é una cosa che odio é essere presa in giro, ma soprattutto essere trattata come una pecora portata al pascolo, con un gruppo di 20 persone che seguono diligentemente la guida con una bandierina in mano … e poi dove sta il vero spirito di avventura? Perfortuna Alex la pensa esattamente come me!
Grazie ad un ragazzo nord peruano di Chachapoyas, siamo venute a conoscenza della via alternativa per raggiungere Aguas Calientes, il paese ai piedi del Machu Picchu, per evitare quella assurda giostra turistica che gira attorno ad una delle 7 meraviglie del mondo.
In Cusco è inutile chiedere informazioni a proposito, qualsiasi agenzia e perfino l’informazione turistica ha il solo interesse a venderti una costosa escursione. Solo il treno fino ad Aguas Calintes costa 140$.
Ormai ho imparato a non fidarmi di nessuno in sud America …
Tutto é possibile, basta volerlo. L’ amazzonia insegna! 🙂

Da Cusco A Aguas Calientes
Ora, se un giorno avete intenzione di andare al Machu Picchu e non avete molto tempo a disposizione ma soprattutto ci tenete alla vostra vita, non seguite la nostra esperienza.
Questa é la soluzione migliore se volete risparmiare un poco:
Cusco → Ollantaytambo in Bus per 10 Sol (2,5 €) e Ollantaytambo- Aguas calientes in treno per 23 € .

Ecco invece la nostra via :

Cusco → Ollantybamba → Santa Maria in Bus circa 6 ore per 25 Sol (circa 6€)
Un viaggio non molto comodo a fianco dell’autista, sedute spesso sugli scalini del bus ma davvero affascinate solcando 3 passi delle Ande, di cui il più alto a 4350 m , attraverso pascoli di Alpaca e paesaggi surreali.

Santa Maria → Santa Teresa 1 ora in Taxi a 10 Sol (2,5 €) condiviso altri 2 ragazzi tedeschi nelle nostre stesse condizioni.
In realtà il taxi doveva portarci fino a Idroelettrica da dove, per raggiungere Aguas Calientes, il paesino sotto il Machu Picchu a 10 km di distanza, si può prendere un treno per 10 € oppure camminare 2,5 ore lungo la via ferroviaria.

Il tratto di strada Santa Maria – Santa Teresa é davvero pazzesca. Costruita da pochi anni scavando la roccia lungo il corso del fiume (sia la vecchia strada e sia la via del treno sono stati spazzati dal fiume durante le ultime grosse alluvioni) con strapiombi mozzafiato e con sassi che potrebbero caderti in testa in ogni momento.
Ed infatti prima di arrivare a Santa Teresa il percorso ha iniziato a diventare più interessante:
passiamo attraverso una frana fresca di caduta, dove tuttavia una ruspa stava pianificando la strada sterrata! 5 min di attesa e partiamo. Ok!
Passano altri 10 min e ecco che siamo bloccati un’ altra volta. Una fila di macchine ci impedisce di vedere cosa sia successo. Scendiamo dalla macchina e camminiamo sul luogo incriminato: una frana appena caduta…. anzi grossi massi stanno ancora precipitando ma un’altra ruspa ha già la marcia innescata in attesa che si calmi per ripulire la strada. Non posso credere ai miei occhi! 😯
Dopo 15 min cadono solo sassi grandi come arance ma capaci di sfondare un vetro di un auto o il cranio di una persona. La ruspa aspetta, un uomo regola il suo movimento: “Ora ora, no no aspetta, indietro”. Tra un sasso e l’altro, dopo circa mezz’oretta, la ruspa riesce a ripulire la strada ma sassi cadono ancora in maniera irregolare. Non fa niente, le auto cominciano a passare al ritmo della caduta dei sassi, a velocità pazzesca. Non ci posso credere! Non mi accorgo e anche in nostro taxi passa …. e senza di me! Porc e adesso?
Non ho alternativa, mi faccio coraggio e senza distogliere lo sguardo dal monte della frana inizio a correre… sono terrorizzata, vedo sassi anche se non cadono, i 30 sec più lunghi della mia vita! Il cuore mi batte a 3000 ma sono salva. Il taxista mi sorride nervoso e parla in quechua (lingua originaria degli Inka ed ancora ufficiale in vari paesi del sud america) con un altro signore ed io voglio piangere. Ripartiamo. 😕

Frana sulla strada per Aguas Calientes, Peru

Ma sapete cos’é la cosa più assurda? Dopo circa 500 mt un altra frana più grande blocca definitivamente il nostro viaggio in taxi. Non ho parole … Il nostro taxista rischia la sua auto e la sua vita per pochi Euro.

Non abbiamo scelta, una frana attiva davanti e una dietro: corriamo e passiamo indenni il secondo pericolo di vita, altri taxi ci aspettano felici dall’altro lato.
Per 5 Sol e 30 min di strada siamo a Idroelettrica. Gli altri prendono il treno fino ad Aguas Calientes per 10 €. Sono le 5 ed anche se la notte é alle porte io ed Alex decidiamo di camminare lungo la ferrovia. Ho bisogno di scaricare la tensione e sgranchire le mie gambe dopo una giornata di viaggio.
La montagna del Machu Picchu si erge maestosa sopra le nostre teste, il cammino lungo la ferrovia e il fiume nella selva ha un qualcosa di magico e surreale. Un sentimento di eccitazione mi travolge, camminare mi aiuta a scaricare. Ma solo dopo circa un ora inizia ad oscurasi. Per fortuna la luna piena ci illumina il cammino. Mi sento felice ed eccitata!
Un treno locomotore ci passa di fianco, come per scherzo porgo il mio dito pollice per fare Trenostop e sfoggio il migliore dei miei sorrisi. 🙂 L’autista mi vede e sorride a sua volta, si ferma e ci carica sulla carrozza, portandoci fino ad Aguas Calientes preoccupandosi di lasciarci prima di entrare in stazione. Que Suerte!
Volevamo l’avventura? Eccoci servite! 🙂

Camminando sulla via ferroviaria con vista alla montagna del Machu Picchu.

Nonostante lo spavento che ha aumentato l’adrealina, mi sento la persona più felice al mondo! Per essere riuscita ad arrivare fino qua, per aver trascorso una giornata che non dimenticherò facilmente, per confermare a me stessa che se sono convinta di una cosa posso ottenerla ma soprattutto per essere sopravvissuta! 😉

Costo Totale Cusco-Aguacaliente: 10€

AL MACHU PICCHU
Non so quante volte nella mia vita ho visto la famosa foto delle rovine della città degli Incas ma mai e poi mai mi sarei immaginata una tale meraviglia e se la vista dal Machu Picchu é impressionante, per quella dal Wayna Picchu (il famoso picco che si vede in tutte le foto) non é stata ancora inventata una parola per descriverla. Non é facile accedervi, perchè é accessibile solo ad un numero limitato di persone ma non ha assolutamente senso arrivare fino qua e non salire sul picco. E solo grazie alla nostra determinazione, pazienza e fortuna abbiamo ottenuto il pass. Solo 2 persone dopo di noi sono riuscite a salire. 🙂

Io e Alex sul Wayna Picchu, il picco del Machu Picchu.

Solo ora riesco a capire un pochino la verenazione che queste civiltà pre-ispaniche avevano per madre natura, per il sole e la luna. Cosa che noi sottovalutiamo tristemente.
Machuuuu-piccchuuuuu ….. Waaaayna- picchhuuu …. pachaaaa-maaaama” ( ed altre parole in Quechua ) grida maestosamente un bravo attore nei panni di un Re Incas indicando con il braccio alzato ed in mano una foglia di coca, la maestosa montagna che si erge imponente davanti a lui.
Dentro di me provo emozioni forti: stupore, meraviglia, mi manca il fiato… provo anche tristezza per come tale sitio si sia trasformato da città sacra, a parco turistico… non lo merita. Vedo la gente, tanta gente, la osservo fotografare rubando l’anima a questo posto meraviglioso carico di energia. Desidero quasi per rispetto non esserci mai andata, ma poi mi dimentico di fronte alla visione che si mostra ai miei occhi e mi rendo conto che senza turismo non potrei mai essere arrivata in questo luogo… e anche io sono una turista!
Così la gente scompare dalla mia vista e solo immagazzino il buono che può darmi. Ogni sguardo si trasforma in uno sfarfallio allo stomaco, sale fino alla gola e mi toglie il fiato. Una strana attrazione mi blocca, faccio fatica alla fine della giornata ad andarmene.

Signore e signori: Il Machu Picchu!

Ritorno: DA AGUAS CALIENTES A CUSCO
Per la via di ritorno decidiamo di fare le “normali” turiste, non solo per evitare una giornata intera in Bus ma soprattutto perché penso che la nostra vita valga più del biglietto del treno fino a Ollantybamba per 23€ (solo dopo varie insistenze, anche alla biglietteria ti mentono pur di venderti il biglietto più caro)!
Da Ollantybamba a Cusco prendiamo un bus per 10 SOL.

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Ora sono in un internet caffé. Alzo lo sguardo e vedo l’immensità del lago Titicaca in Bolivia, a quasi 4000 mt di altezza … ma questa è un’altra storia… Troppe emozioni da raccontare in pochi giorni di viaggio! 🙂

Perù: selva, sierra, costa

Dall’ afa della giungla, attraverso il freddo e la pioggia delle Ande, fino al calore del deserto, di ritorno al clima mite e alle onde del mare … questo é il Perù!
Un viaggio surreale, a volte mi sembra di vivere un sogno o in un set cinematografico ambientato in una scenografia di un film di Indiana Jones, con la sola differenza che questo non é un film… e a volte faccio fatica a rendermene conto.

La terza cascata più alta del mondo e un gallo di roccia andino

La visita alla maestosa fortezza di Kuelap per esempio, attualmente sottoposta a scavi archeologici, é stata una esperienza genuina e mi ha lasciato con un velo di enigna e mistero. La città situata nel bel mezzo delle Ande a 3000 mt di altezza nella regione della Amazonas, appartiene alla cultura Chachapoyas , con i suoi 110 mt di larghezza, 584 mt di lunghezza ed un muro alto 20 mt, è una ricchezza storica inimmaginabile (dicono sia il Machu Picchu del nord del Perù). Da pochi anni arrivano turisti ma non molti, anche dovuto alla strada impervia per raggiungerla. Ancora per poco purtroppo, c’è un progetto per la costruzione di una funivia con partenza dal paese di Tingo e l’allestimento di un museo. La nostra guida, un ragazzo archeologo che ha fatto lui stesso alcuni scavi, ha reso la visita ancora più interessante, mostrandoci orgoglioso i resti umani trovati personalmente e raccontandoci la storia con un certo sentimento…

Kuelap, Perù

… e ancora, i bambini della selva lungo il fiume Rio Napo con la loro semplice vita e i peque-peque, la gente della Sierra (la montagna) con i loro inseparabili cappelli ed il tipico poncho per ripararsi dalla pioggia e dal freddo, le donne che tessono instancabili gli indumenti davanti alle loro case, le carni appese con le mosche che danzano felici, i maialini domestici e famiglie intere che giocano a pallavoro montando la rete nel mezzo della strada strerrata, quella stessa strada che sale e scende serpentineggiando ai bordi dei dirupi per centinaia di km solcando le Ande del nord Perù!

Attraversando le Ande, Perù

Nonostante mi faccia effetto vedere certe condizioni di vita, mi rallegro perchè mi rendo conto di non essere arrivata così tardi… Il vero Perù esiste ancora, una parte di mondo non ancora contaminato ( o poco) dalla nostra mentalità consumistica. E quel poco di modernità a volte crea delle scene paradossali!

La Selva, la Sierra e la Costa: tre realtà completamente diverse.
Ora siamo sulla costa a Huanchaco, una spiaggia nei pressi di Turjillo, da ormai più di una settimana. Un mondo civilizzato quello dei costeños.
Qualcosa ci ha ancorato in questo posto e non vuole lasciarci ripartire. Cosa? O meglio chi? Un amico di Alex! Una di quelle persone che ne esistono poche al mondo, di quelle che dopo un ora che l’hai incontrata ti sembra di conoscerla da una vita. Stupendo, tanto che Alex ne é rimasta (ri)folgorata… ed io anche. Quindi un buon motivo per fermarsi e le dò la mia piena approvazione, per una volta. 😉
Inoltre questo fine di settimana non era un buon periodo per spostarsi, visto che erano in corso le elezioni presidenziali.

Imarpe, barche tipiche della costa peruviana in Huanchaco

Serenata al mare e al Dio Sole

Non potete neanche minimamente immaginare della pazzia che c’é stata qua in Perù per le elezioni.
Tutte le case, dal paesino più sperduto nella foresta amazzonica fino alla grande città sono pitturate e tappezzate da propagande politiche. Per tre giorni prima delle elezioni é vietato consumare e vendere bevande alcoliche, quindi la maggior parte di Bar e discoteche sono chiuse. I prezzi dei trasporti raddoppiano. Votare é obbligatorio, pena: una salatissima multa. Non si parla d’altro.

Va bhe, nessun problema… ci siamo godute il mare, il surf e la sua gente, anche se purtroppo l’inverno é cominciato e, quando il “Dio Sole” non si presenta, fa frescolino…
… ma non nel deserto a pochi km dalla costa. Paesaggi incredibili, dune di sabbia dove praticare sand-board ma soprattutto una scusa per isolarsi dal mondo sulla cima di una duna a contemplare il paesaggio e immagazzinare la energia sufficiente per affrontare le prossime due settimane nel posto che per me è la vera giungla: la città!

Stasera si parte per Lima! Viaggeremo nella notte.
I bus meritano sempre un paragrafo a parte.
In Perù é necessario valutare bene la scelta della compagnia con la quale si viaggia.
Ehehe, se ripenso al primo bus che abbiamo preso mi viene da ridere:
la concorrenza tra le varie compagnie é molto alta. Come sempre io de

Perdidos en las Amazonas

Martedì 15 marzo – Rio Napo, Perù
Vi sto scrivendo da un Peque-Peque (Peke-Peke) una tipica imbarcazione nel bel mezzo della foresta amazzonica. La sua lunghezza é di circa 8 o 9 metri e larga approsimatamente 1,5 m. Nessuno parla a bordo … il silenzio é coperto dall’inconfondibile rumore del motore da 75 cavalli, simile al trattore di mio padre. Lo stesso rumore che dà il nome alla barca (peke-peke-peke-eke-…).

Sulle sponde del Rio Napo, la foresta amazzonica si erge rigogliosa… senza pena … come se il suo futuro avesse tutto il tempo per realizzare il suo sogno, quello stesso sogno che l’uomo accecato per la sua ambizione e ignoranza, decise di cancellare per sempre!

Sono completamente affascinata dal paesaggio selvatico che si mostra davanti ai miei occhi senza segno di civilizzazione alcuna, carica l’anima di energia positiva e stimola le cellule del cervello.

La foresta amazzonica vista dal fiume

Il Rio Napo, uno dei pricipali affluenti del Rio delle Amazzoni, é piuttosto basso in questo periodo.
Questo fiume con più di un km di larghezza, all’apparenza sicuro, é in realtà pericoloso se non si conosce. Navigare a zig-zag è inevitabile per i banchi di sabbia nascosti dalla superficie dell’acqua che si spostano di giorno in giorno dalla corrente. Quindi oggi ci si potrebbe arenare qua, domani là!

Siamo partiti da circa 2 ore da Pantoja, il primo villaggio in terra peruviana.
Per due giorni le nostre vite sono nelle mani di Francisco, il baby pilota di 16 anni che, con la maturità di un adulto e il temperamento di un bambino, osserva attentamente la superficie dell’acqua per evitare lo scontro con uno dei numerosi tronchi, pericolosi per la nostra piccola imbarcazione.
Francisco é peruviano e si sta recando al suo villaggio per andare a scuola, ci ha gentilemnte offerto un passaggio con la sua imbarcazione (in cambio di dinero, of course). Un altro uomo peruano, Rener, sta dormendo al suo fianco. Al mio lato Cristina (Christie), la gringa di L.A. (Los Angeles), una signora di 46 anni, artista, surfista, contempla affascinata il panorama e a volte si esercita con la sua Ukulele, comprato alle Haway (e dove senò?). Il mio idolo, spero tra 15 anni di essere in forma come lei e con lo stesso spirito di vita.
Al mio lato Alex sta leggendo il mio libro con racconti ambientati nella selva del Rio Napo, comprato per puro caso da un ragazzo argentino, prima di sapere dove fosse.
Pepe (Asaf), un fantastico ragazzo israeliano, si piega in 4 per stare nella barca, ci allieta suonando la chitarra ma la melodia é coperta dal rumore del motore.
Non importa, il quadro della felice famigliola é perfetto.
Sulla punta Jimin, un coreano tenero e innocente che si sorprende nel vedere una pera, é letteralmente coperto da punture di zanzare e sandflies, piccoli moscerini assetati di sangue. Non si stanca nel correggere la gente che é coreano e non cinese. Per i sudamericani tutti gli asiatici sono Chinos!
Io nel centro seduta al suolo osservo, penso, scrivo …
2 galline camminano felici per la barca, inconsapevoli che saranno la nostra cena di questa sera!
Questo é l’equipaggio che dalla frontiera Pantoja (Perù) ci porterà a Santa Clotilde. Terza tappa del nostro viaggio sul fiume.

Navigando il Rio Napo in Peque peque

Ma come sono arrivata a questo punto?
Flash-Back

Nell’ultimo mio post vi avevo lasciato in Tena (Ecuador) da dove con 5 ore di Bus, io e Alex, abbiamo raggiunto Coca (porto di San Francisco de Orellana), ubicato sulle rive del Rio Napo, porta d’accesso per la vera selva, nonchè inizio del nostro Boat-trip che ci porterà fino a Iquitos in Perù.

In un paese la cui ricchezza principale é il petrolio, la città di Coca ne é la capitale, perciò sviluppatasi esponenzialmente nell’ultimo decennio.
L’oro nero, il Dio Soldo sempre causa di guerre e distruzione della foresta amazzonica e dei suoi indemici abitanti, i quali, alcuni sono stati sconfitti per la violenza, altri corrotti e ceduto alla modernità, mentre pochi ancora si battono tutt’ora per difendere il loro mondo, fino al punto di uccidere senza pietà qualsiasi forma di vita umana che entri nel loro territorio.

Trasporto petrolio sul Rio Napo

Prima di arrivare a Coca le informazioni erano pressochè nulle, l’unica fonte Internet, grazie a Blog di altri viaggiatori. Un racconto in spagnolo risalente al 2007 ci convince che possiamo farcela.
Nel porto di Coca ci informano che la barca peruviana che percorre il tratto da Pantoja a Iquitos in 5 giorni arriverà il 15 di marzo (oggi é l’11 marzo) . Invece chiamando il porto di Iquitos, ci dicono che la barca tarderà 10 giorni. Troppo tempo per aspettare. Che fare allora, a chi credere?
Decidiamo di affidarci agli avvenimenti e alla buona sorte e di partire per il Perù.

Prendiamo la “lancia” Coca- Nuova Roccafuerte (Frontiera Ecuadoriana) la domenica. La barca sembra un “Cajucco” (come una barca di clandestini albanesi) sovraccaricato di gente, tanto é vero che la polizia costiera fa un po’ di scena prima di farci partire ma poi, dopo un’ ora di attesa, come sempre fa finta di niente. Pesantissimo, 10 ore di viaggio. Un centinanio di persone e tre stranieri: Io, Alex e una gringa di L.A .

La Lancia da Coca a Nuova Roccafuerte, Ecuador

Dopo qualche ora, piano piano la barca si svuota dai militari e gli abitanti dei vari villaggi lungo il fiume. Arriviamo a Nueva Roccafuerte che é quasi notte.
Pernottiamo e la mattina seguente, timbriamo il passaporto per uscire dall’Ecuador.
Soluzionato alcuni problemi (Alex risulta australiana e non austriaca e il mio passaporto non lo accettano), Fernando ci porta con la sua lancia in Perù per 40 dollari (ne voleva 70 ma ormai siamo esperte nel contrattare il prezzo) che dividiamo con Christine, la gringa conosciuta a Coca. Anche lei sta viaggiando ad Iquitos. 🙂

Passando la frontiera, siamo in Perù!

BIENVENIDOS EN PERU’ !!!
2 ore di navigazione in Peque-Peque e arriviamo a Pantoja , un piccolo villaggetto con le case di paglia appena dopo la frontiera, in Perù. Sbarchiamo e subito scopriamo che la barca di linea non arriverà prima del 23 marzo!!! 🙁
Uff, 10 gg in un paesino nel mezzo della foresta amazzonica, con un grande motore per generare energia elettrica (dalle 8 di mattina alle 11 di sera, puntuali!!!) e con acqua solo se sei fortunato, sarebbe una esperienza interessante ma troppo lunga, visto che il tempo che mi rimane di viaggio é poco.

Per fortuna non sono la sola a pensarla così: ad accoglierci 2 ragazzi, Pepe (israeliano) e Jimin (coreano) fermi in Pantoja da una settimana, in attesa di qualcuno per condividere il prezzo di un passaggio privato. Che fortuna, domani si parte! 2 giorni di viaggio in Peque-Peque

Mercoledi 16 marzo – PUERTO ELVIRA, Perù
Ero tanto determinata ad intraprendere questo viaggio che la fortuna non poteva che essere dalla nostra parte! Infatti la decisione di partire senza un minimo di sicurezza si é rilevata un’ ottima scelta. Oltre a guadagnare tempo (2 giorni contro i 5 della barca di linea che viaggia giorno e notte) stiamo vivendo esperienze che non incontrerete sulla Lonely Planet.
Questa la mappa del nostro viaggio.

Mappa del viaggio sul fiume

Nella notte, prima che cadessero le tenebre ci siamo fermati in un “poblato nativo”, un piccolo paesino lungo il fiume, dove vive la zia di Francisco, il nostro baby pilota.
Una esperienza indescrivibile:

Il letto, le nostre amache.
La luce, le nostre torce.
Il bagno, il fiume.
La cucina, un fuoco.
La cena, le nostre galline!
Amici ed una chitarra.. Senza desiderare nient’altro al mondo!

I bambini oltre ad essere curiosissimi, sono dolci e bellissimi. Parlare la stessa lingua e poter comunicare con loro mi sembra quasi inreale, un dono.

Bambini peruviani

E’ appena iniziato il secondo giorno di viaggio, stamattina partenza alle 6. Altre due soste in altri due piccoli villaggetti per lasciare della merce hanno semplicemente amplificato le nostre emozioni.

Incuriosita , mi sono avvicinata ad una signora lungo il fiume, stava preparando “Chicha” una tipica bevanda indigena a base di Yuca fermentata (Yuca: una radice sudamericana che mangiano a posto delle patate).

Sosta lungo il fiume. Tipica casa e Chicha

La fermentazione avviene con la saliva. Io ho solo visto che la signora, prima di offrirmi una abbondante scodella di questo composto vischioso, aggiungeva acqua del fiume (che non ha lo stesso colore dell’acqua delle alpi svizzere). No, non ce l’ho fatta a provarlo. Per fortuna l’indigena non si é offesa.
Un camaleonte su un albero si é goduto la scena divertito.

Bueno, ci aspettano 10 ore di Peque-Peque. A presto.

Giovedi 17 Marzo, SANTA CLOTILDE
Eccoci arrivati a Santa Clotilde, una città paragonata ai vari villaggetti incontrati lungo il fiume ma sempre con case di paglia, acqua e corrente con il contagoccie. Mancano circa 200 km a Iquitos ma da qua partono trasporti pubblici giornalmente. Il posto ci piace molto, la gente anche. Siamo un diversivo per loro.
Gringos, gringos!!!” é l’eco che si ascolta al nostro passaggio. I bambini sono affascinati soprattutto da Jimin, il coreano. Lo chiamano Jackie Chan (amatissimo in sud America) perchè gioca con loro a “Tae Kwon Do“.
Ci siamo fermati 2 notti, oggi un ragazzo del posto ci ha portato nel mezzo della selva con la sua imbarcazione. In “agua negra” cioè in una laguna di acqua ferma, dove vivono i piranhas. Questi graziosi pesciolini in realtà non sono tanto aggressivi come si vede nei film. Attaccano solo se vedono sangue…. così dicono!
Io però, per sicurezza, la mano in acqua non ce l’ho messa! :s
Al nostro ritorno la madre del ragazzo ci ha cucinato nella sua modesta casa del pesce avvolto nelle foglie di Banano, fantastico! 😛

Venerdì 18 Marzo, Rio delle Amazzoni
Da Santa Clotilde in 4 ore di barca “Rapido Rapido” siamo arrivati al porto di Mazan, dove il Rio Napo si getta tra le braccia del mitico Rio delle Amazzoni.
Da Mazan un altra imbarcazione rapida ci trasporta a Iquitos in soli 40 min.

Non posso credere ai miei occhi, la mia immaginazione non era mai arrivata a tanto… che possa esistere un fiume tanto grande…. sembra il Lago Maggiore ma no, non é un lago, é un fiume che attraversa tutto il Brasile… e questo non é il punto più largo!

Il Rio delle Amazzoni

Iquitos, Perù
Una vera e propria città nel mezzo della selva amazzonica. Le sue vie d’accesso sono solo il fiume e il cielo. Una città con un fascino particolare. Non ci sono auto per la città… solo motor taxi e qualche bus capaci di creare uno smog da fare invidia a Milano.
Siamo tornati in città, nella civilizzazione ma nel mezzo della selva a centinaia di km dalla prossima città. Ora non siamo più speciali per la gente, qua di stranieri ce ne sono parecchi e non mancano le occasioni per ricordarci che dobbiamo stare attente. Ci vorrebbe un post intero per descrivere questa città con palazzi stile spagnolo, decorati da mosaici colorati e gli interni di tutti i bar, ristoranti, hotel, addobbati da pelli di animali di ogni tipo: Boa, orsi, tigri, teste, scheletri. Ma ciò che mi ha particolarmente colpito é il mercato. Vendono di tutto, ma proprio di tutto. Dopo 2 ore é inevitabile il mal di stomaco per la vista e gli odori.

Si trova di tutto al mercato… purtroppo!

(Clicca qua per vedere tutte le foto del mercato di Iquitos)

La città “nuova” (di cemento) é rialzata rispetto al fiume che durante le diverse stagioni dell’anno varia la sua altezza di parecchi metri. La parte povera si chiama Belen ed é formata da palafitte di legno in acqua o a secco a seconda della stagione. Una parte (chiamata Venecia) rimane in acqua tutto l’anno grazie alle sue case flottanti che galleggiano sull’acqua in compagnia di delfini rosa che popolano le sue acque (eh sì, delfini nel fiume!). La vita di questa gente si svolge in barca.
Una realtà dura da vedere… dura da digerire!

Il quartiere sommerso dal fiume, Iquitos

Mercoledì 23 Marzo
Ora sono sulla nave che da Iquitos ci porterà a Yurimaguas per poi dirigerci a Tarapoto. Abbiamo lasciato “la famiglia”, gli amici con cui abbiamo condiviso questa intensa avventura, una delle più forti della mia vita.

Il mio cuore e la mia mente sono come una spugna… assorbono assorbono… ma questa esperienza mi ha saturato. Tre giorni per riposare, dormire, pensare, carburare e digerire … arrivano nel momento perfetto, per far spazio a nuove avventure. 🙂

Sulla nave da Iquitos a Yurimaguas, 3 giorni

Qua altre foto dell’esperienza amazzonica Foto amazzonia Perù

Los Baños de Baños

Cascata in Banos, Ecuador, Ecuador
Quanto contano i soldi nella vita rispetto ad una buona salute?
Una stupida caduta a volo d’angelo, distratta dal fascino dell’acqua ai piedi di una maestosa cascata, mi ha fatto capire: NIENTE!
Nulla di grave ma chi ha sofferto di sciatica potrà capirmi, non c’é massaggio che tenga. Non vi dico la goduria a dormire per una intera settimana su un asse di legno a pancia in giù!

Ora, dopo due settimane, sono tornata a muovermi quasi come una persona normale, o perlomeno non vedo le stelle al solo pensiero di sedermi.
Poco male, sono cose che capitano. L’unica cosa che mi dispiace é aver compromesso i ritmi di viaggio, non solo miei ma soprattutto quelli di Alex che mi ha su(o)pportato pazientemente come solo una buona amica sà fare.
(In ogni caso non mi sembra le sia dispiaciuto accompagnarmi alle terme Baños per curarmi ;-). )
Il tempo stringe e sento sempre più vicina la data di ritorno, troppo vicina … con troppi posti che ancora devo vedere!
Ah certo, la schiena rotta ma la macchina fotografica che avevo in mano neanche un graffio! Complimenti.

Los Baños de Baños, Ecuador, Ecuador

Los Baños de Baños

L’ acqua termale proviene dal vicinissimo e tutt’ora attivo vulcano Tungurahua (5016 m), la cui ultima eruzione avvenuta nel 2006 ha provocato non pochi problemi alla ridente ed accogliente cittadina di Baños.

Un quasi sprecato stop di una settimana in Riobamba, che non si può certo dire sia una bella città… eletta non solo per il nome simpatico (Riobambeños i suoi abitanti) ma soprattutto come punto strategico per accedere alle feste di carnevale nei paesi limitrofi, al “Ferrocarril Del Ecuador” e per provare le prelibatezze locali (vedi foto Cuys e Melcocha). Per lo meno la vista al vulcano Chimborazo (6310 msl) dalla finestra del nostro Hotel non era niente male.

Vulcano Chimborazo, Ecuador, Ecuador

Vulcano Chimborazo 6310 m

Cuys, Tipica comida Ecuadoriana

Melcocha , Tipica comida Ecuadoriana

Cuys (animali) e Melcocha (un Toffie)

Il Ferrocarril del Ecuador
é una spettacolare tratta in treno risalente al 1901, che per i suoi zig zag costruiti per discendere le montagne fino ad arrivare alla “Nariz del Diablo” (una montagna) si dice che sia “ El tren mas dificil del mundo”. ( mh andrò a verificare il Bernina ). L’ultima tratta é stata recentemente ristrutturata e purtroppo per noi, da quest’anno non é più permesso il viaggio sul tetto del treno perchè troppo pericoloso per la caduta di massi. Peccato ma in ogni caso é stato un esperienza impressionante…

Ferrocarril de Ecuador

Ferrocarril de Ecuador

Ferrocarril de Ecuador e Cartello lungo il tragitto

El Carnival de Ecuador
Quale miglior festa, tra l’altro nel regno del carnevale (il sud America), per festeggiare il compleanno di Alex? Come spesso capita, quando si ha una grande aspettativa, si rimane delusi. Ed é ciò che ci é successo qua in Ecuador!
Certo per l’Ecuadoriano il carnevale é una festa molto importante, 4 giorni di vacanza dopo un duro anno di lavoro (hanno solo due settimane di vacanza all’anno) ma niente a cui vedere con l’immagine che ho io del carnevale stile Rio de Janeiro, Tenerife o il mio più vicino Rabadan di Bellinzona… No, niente di tutto ciò. Niente maschere, niente coriandoli…. solo alcune sfilate, concerti ma soprattutto acqua, acqua, acqua sottoforma di bombe di plastica o peggio secchiate, tanta ma tanta “Cariocas”(schiuma) e quando va peggio uova e farina. 4 giorni di pazzia estrema… senza una festa reale. Impossibile camminare tranquillo in qualsiasi strada dell’Ecuador (e Perù a quando mi dicono). Bombe d’acqua arrivano da ogni direzione: balconi, auto, persone per strada… nessuno si salva!
Dopo un titubamento iniziale, per non esserne succubi, l’unico modo per divertirsi é stare al gioco…. e questa é stata la mia fine. Of Course! 🙂

Carnevale in Guaranda, Ecuador, Ecuador

Carnevale, la mia fine

Dopo i festeggiamenti di carnevale siamo tornate a Baños per un ultima terma curativa. La mia schiena é quasi a posto e siamo pronte per affrontare una grande avventura, con la grande incertezza sui tempi di attesa e percorrenza:

discendere 1.140 chilometri lungo i fiumi Rio di Napo e Rio delle Amazoni, da Coca (Ecuador) a Iquitos (Peru’), nel bel mezzo della foresta amazzonica.

Le barche non si sà che giorni partono, forse dovremo aspettare anche una settimana alla frontiera con il Perù. Sulla barca dormiremo in amaca probabilmente insieme alle galline. Mangiare … bho!
Le informazioni sono poche e sempre diverse. A quanto pare le difficoltà molte …
Se non mi sentite più, venitemi a cercare sulla costa del Brasile, trascinata dalla corrente del Rio delle Amazzoni! 😉